“Dialoghi di Storia”: appuntamento a Sassano

,

Ritorna il 12 ottobre 2019 l’appuntamento con i “Dialoghi di Storia”, ciclo di seminari realizzati dalla Fondazione MIdA in collaborazione con la rete dei Musei del Vallo di Diano, i Forum e le associazioni giovanili del territorio. Una serie di tavole rotonde, patrocinate dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania, sul monachesimo italo-greco curate dalla professoressa Rosanna Alaggio dell’Universitร  degli studi del Molise in collaborazione con vari altri studiosi.

Tema e luogo prescelto

Questa volta il tema scelto รจ “L’epigrafia dei Longobardi del Sud”, e la relatrice sarร  la professoressa Chiara Lambert dell’Universitร  degli Studi di Salerno. Il luogo del seminario sarร  il Museo del Liquore Penna a Sassano, ricco di storia e tradizione. A co-organizzare il seminario l’Associazione culturale Faq-Totum.

Nato per caso, il liquore Penna ha rapidamente diffuso la sua fama in mezza Europa, e un Museo allocato nella fabbrica ove si produce ne racconta la storia e le proprietร .

Appuntamento, dunque, con “Dialoghi di Storia” a Sassano sabato 12 ottobre 2019 alle ore 18:00.

Le vermicolazioni arrivano a Ferrara

, , ,

Nell’ambito del XXIX Congresso della Societร  Italiana di Ecologia (S.It.E) – Capitale Naturale: la Gestione per la Conservazione-, che si รจ tenuto a Ferrara il dal 10 al 12 settembre, รจ stato presentato il lavoro sulle vermicolazioni effettuato dalla dott.ssa Rosangela Addesso nelle Grotte di Pertosa-Auletta.
Presso il Polo Chimico Bio-Medico dell’Universitร  degli Studi di Ferrara, aula D6, il lavoro รจ stato presentato con una comunicazione orale nell’ambito della sessione “Capitale Naturale ed Ecosistemi Terrestri”.


Il congresso quest’anno ha puntato la sua attenzione sulle peculiaritร  degli ecosistemi e delle metodologie gestionali e conservative da applicare per mantenerli in buona qualitร  ecologica.
L’elaborato presentato verte sulla composizione delle vermicolazioni, queste formazioni apparentemente disordinate che prosperano sulle pareti delle cavitร  rocciose, siano esse naturali o artificiali. Sono principalmente composte da calcite, e sono utilizzate per studiare il comportamento dei bioti all’interno degli ecosistemi sotterranei. All’interno delle Grotte di Pertosa-Auletta ne sono state rilevate di undici tipi diversi, oggetto dello studio in questione, che intende apportare un contributo allo studio di queste formazioni ancora oggi in gran parte sconosciute.

Museo del Suolo: tutelare divertendosi con Greenopoli

, ,

Tra piante ed acqua

Giร  prima di entrare al Museo del Suolo ci si accorge di trovarsi difronte, piรน che a un museo, a un esperimento a cielo aperto. Sul tetto dellโ€™edificio, infatti, un quadrilatero di viti di diverse varietร  espone i suoi grappoli al sole, e fa da cornice insolita ad un parcheggio. Scendendo lungo una piccola discesa, invece, alberelli da frutto come pere e ciliegi accompagnano il visitatore allโ€™ingresso, con il rumore dellโ€™acqua del Tanagro che scorre a pochi passi. Una presentazione semplice ed efficace delle storie che si ascolteranno allโ€™interno.

Il Museo e le sue storie

Il racconto di come una foglia secca, quindi morta, possa trasformarsi in vita per altre piante diventando humus. Lโ€™impiego di sensi come il tatto, la vista e lโ€™olfatto per scoprire le diverse composizioni dei suoli. La scoperta della lunghezza delle radici, che spesso sono il triplo della grandezza della pianta stessa. La serra rosa, il Teatro del Suolo, la sala dei Pedon: ogni stanza racconta una storia, un pezzetto di quel mondo invisibile e nascosto di cui, spesso, si ignora la dinamicitร  e lโ€™importanza.

Uno dei suoli piรน fertili al mondo รจ quello di Casal di Principe, in piena Terra dei Fuochi. Comโ€™รจ possibile che sotto tonnellate di immondizia si celi il luogo fertile per eccellenza, la โ€œCampania Felixโ€ dei romani? E comโ€™รจ possibile distruggere una risorsa cosรฌ preziosa, quando basterebbero comportamenti piรน corretti a preservarlo? Su queste domande, a cui ogni giorno il museo tenta di dare risposta, รจ stato incentrato lโ€™incontro con Giovanni De Feo e il suo Greenopoli, progetto di educazione ambientale.

http://www.greenopoli.it/home/il-metodo-greenopoli/

Greenopoli

Greenopoli รจ un metodo alternativo e coinvolgente di sensibilizzare le persone sul tema della sostenibilitร  ambientale. รˆ stato ideato dal professor De Feo, docente di Ecologia Industriale a Salerno e Ambientalista dellโ€™anno 2018. Attraverso filastrocche e personaggi inventati il progetto rende coinvolgente e stimolante il tema del ciclo dei rifiuti, della conservazione dellโ€™ambiente, dellโ€™importanza dellโ€™acqua. Il suo inventore lo definisce โ€œun sito internet (www.greenopoli.it), una pagina Facebook, unโ€™idea, un metodo didattico, un gioco, un libroโ€. Si รจ inserito perfettamente nel solco delle tematiche che il Museo del Suolo porta avanti, e ha raccolto un pubblico di appassionati e curiosi.

Introdotto dalla dott.ssa Rosangela Addesso, lโ€™incontro si รจ tenuto il 7 settembre e ha permesso a De Feo di calamitare lโ€™attenzione su temi fondamentali per la vita sulla Terra, strizzando lโ€™occhio a una narrazione attiva, curiosa, divertente, fondata sul gioco. Importanti sono state le โ€œbuone praticheโ€ di cui il professore ha parlato, e alternativi sono stati i modi in cui le ha fissate nella memoria dei partecipanti. Una bella esperienza, sicuramente da ripetere e ampliare.

Il ponte di Campestrino: un esempio di ingegneria

, ,

Un sistema di ponti.

Fatto costruire nella seconda metร  del 1700 da Ferdinando IV di Borbone, il ponte di Campestrino (o Campostrino, com’รจ comunemente chiamato) รจ una costruzione che denota una certa capacitร  ingegneristica. Oltre al ponte vero e proprio si puรฒ parlare di un sistema di ponti, che scavalca la gola di Campestrino verso i comuni di Auletta e Pertosa. Prima di giungere al ponte, infatti, ci sono da percorrere cinque tornanti, di cui tre sostenuti da strutture portanti.

Dal ponte di Campestrino verso i tornanti.

La costruzione.

La costruzione dell’opera si inserisce in un piรน ampio progetto di bonifica del Vallo di Diano affidato all’ingegnere Pollio, che a sua volta diede l’incarico del ponte ad un suo progettista. Costui immaginรฒ di tagliare, anzichรฉ aggirare, il burrone di Campestrino: la prima parte dell’opera fu perรฒ la realizzazione dei tornanti, che consentissero di superare il dislivello di altezza. La seconda parte del progetto fu la realizzazione del ponte vero e proprio, composto da archi e contrafforti che lo rendessero il piรน possibile solido, in maniera tale da scavalcare la gola.

I tornanti sono sostenuti da dei poderosi terrazzamenti in muratura, di cui tre presentano al centro un arco; se visti dal basso, due sono perfettamente allineati tra di loro quasi a formare un cannocchiale. Il ponte invece, lungo settanta metri, si eleva su un burrone di notevole profonditร  ricoperto da fitta vegetazione. Affacciandosi dall’alto non si riesce a vedere il fondo della gola, mentre sia a destra che a sinistra le pareti rocciose scendono giรน a strapiombo. Il ponte ha sette contrafforti per lato, quattordici in tutto, alternati a degli archi in maniera tale da assicurare soliditร  e resistenza. In tutto le arcate sono ventisette.

Notizie storiche del ponte.

Un illustre studioso locale, Vittorio Bracco, che tanto ha contribuito alla scoperta della storia del Vallo di Diano, cosรฌ descrive la costruzione del ponte di Campestrino. “A Polla fu in quel periodo tutto un affluire di militari, di forzati e di maestri forestieri addetti alla costruzione della strada che, subito dopo la salita della Molinara appartenente a Caggiano, imboccava il nostro tenimento mettendo a dura prova la fibra delle squadre con la faticosa opera del ponte gettato sul burrone e delle 9 giravolte necessarie per superare lo sprone di Campestrino.” (V.Bracco, Polla. Linee di una storia, Cantelmi, Salerno, 1976).

Foto di Vincenzo Raimondo. https://www.facebook.com/Vito.Panzella1/photos/a.1466383803662438/2172061483094663/?type=3&theater

La costruzione del ponte, cominciata nel 1785, costรฒ una cifra spropositata per l’epoca, ossia seicentomila ducati. Si dice che quando nel 1788 Ferdinando IV venne a controllare lo stato dei lavori, si lamentasse molto sia dell’itinerario scelto sia della somma di denaro versata. Le critiche furono tali e tanti che il progettista del ponte si suicidรฒ, lanciandosi nel vuoto dallo stesso ponte che aveva costruito. La notizia รจ riportata da Giuseppe Albi-Rosa, scrittore di Polla autore di un volume sul Vallo. ย 

“L’Osservatore degli Alburni sulla Valle del Diano“, G. Albi-Rosa, Napoli 1840.

Le Grotte di Pertosa-Auletta nella storia

, ,

Il primo “turista”: Leandro Alberti

Nella storia le Grotte di Pertosa-Auletta e l’abitato di Pertosa sono state descritte piรน volte da viaggiatori e studiosi che hanno attraversato il Vallo di Diano. La prima descrizione, quella piรน antica, risale al 1526 ed รจ opera del teologo Leandro Alberti, che percorse tutta l’Italia annotando nel suo libro ciรฒ che vedeva.

“Passato la Pola, comincia la valle di Diano. Vero รจ, che fra lโ€™Auletta, et detta valle di Diano (chโ€™รจ oltre lโ€™Auletta due miglia) vi รจ a man destra della via una Spelonca dalla natura fatta sotto lโ€™alto, et sassoso monte 30 piedi alta, et 50 larga, nel cui mezzo vi รจ uno scoglio, sopra il quale รจ un altare posto allโ€™Arcangelo S. Michele consacrato, ove alcuna volta se gli dice Messa. Da ogni lato di detto altare veggonsi le chiare acque correre, tal che vi pare intorno un lago. Quivi sentesi un gran rimbombo fatto dallโ€™acqua nellโ€™entrata, che fa nel prefato Laghetto, impingendo neโ€™ sassi. Casca poscia essa acqua per la bocca della spelonca, et strabocchevolmente scendendo per li sassi, cagiona grandissimo strepito, insino che ella รจ giunta nella molto cupa valle, avenga chโ€™รจ picciola. Et quivi principia il fiume Negro molto grande per tanta abbondanza dโ€™acqua. Ritrovandomi quivi sรฌ come curioso, volsi intendere il principio, et origine di tanta abbondanza dโ€™acqua, che esce da detta Spelonca, da gli habitatori del paese, da i quali mi fu accertato quella derivare da un picciolo Lago, che si ritrova nel principio della valle di Diano, di quindi poco piรน di due miglia discosto, o poco meno, che per un sotterraneo cuniculo quivi passa.” (“Descrittione di tutta l’Italia”, Leandro Alberti, 1546).

I biografi del Regno di Napoli

Qualche secolo dopo รจ Lorenzo Giustiniani, erudito e biografo del Regno di Napoli, a stilare una precisa descrizione di Pertosa. “Pertosa, in Principato Citeriore, in diocesi dei Benedettini della Cava, distante da Salerno miglia 38 in circa, รจ un paese diviso in tre piccioli casali, abitati da circa 700 individui. Il luogo รจ di mal’aria, ma abbondante di olivi. E’ celebre la voragine, ove profonda il Tanagro: e che dopo il corso di due miglia con istraordinario rumore sbocca da una grotta, che dicesi appunto la Pertosa, dell’altezza di palmi 50 e 30 di larghezza giusta la misura che ne prese l’Alberti. Vi si vede un’edicola all’Arcangelo S. Michele intitolata, e che forse fecero i Cristiani apporla all’antica usanza di ergere delle are a’ fiumi stessi […] (“Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani a Sua Maestร  Ferdinando IV re delle Due Sicilie”, Napoli 1804).

Anche Giuseppe Maria Alfano, incisore, dedica nel 1823 a Pertosa e alle Grotte alcune righe della sua opera.

“Pertosa, casale sulla strada regia che conduce alle Calabrie, d’aria mala, Diocesi della Trinitร  della Cava, feudo di Parisani. Produce grani, granidindia, legumi, frutti, vini, oli. Vi รจ una grotta alta piรน di 50 palmi e larga 30, ove il fiume Tanagro detto il Nero entra nella valle di Diano vicino la Polla; profonda in una voragine, e dopo il sotterraneo corso di poco piรน di due miglia, sbocca con gran rumore in questa grotta, in cui si vede un Altare di S. Michele. Fa di popolazione 750.”(“Istorica descrizione del Regno di Napoli”, G. M. Alfano Napoli 1823)

Le esplorazioni scientifiche

Il 1800 vede anche il viaggio di tre botanici nei territori del Vallo, che raccontano cosรฌ la loro esperienza.

“Da Auletta dirigendoci alla Polla passiamo il Negro su piccol ponte di pietra, e dopo mezza ora di cammino, stringendosi sempre piรน la vallata, ci troviamo sull’alto della rupe, donde il Tanagro sboccando si precipita in bellissima cascata, le cui limpide onde alto spumeggiano frangendosi tra quegli erbosi macigni. A renderne piรน spettacoloso l’effetto, a destra di essa, diverse altre cascatelle scendono dal monte, una delle quali impegnasi ad animare un molino. Quel luogo รจ detto la Pertosa, e dร  il nome all’osteria sulla strada, ed al villaggio del prossimo monte.”(“Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata della Calabria Citeriore”, L. Petagna, G. Terrone. M. Tenore, 1827)

Gli scrittori autoctoni: Giuseppe Albirosa

La descrizione piรน poetica delle Grotte di Pertosa-Auletta รจ, perรฒ, quella di Giuseppe Albirosa di Polla, autore di un volumetto sul Vallo.

“Fermati, o passaggiero, al maestoso aspetto della Grotta di San Michele”. Cosรฌ sembra imponente al guardo de’ viandanti la scura facciata del concavo Tempio fra Pertosa e Polla. E’ esso veramente che offre le prime osservazioni pel Vallo di Diano. Circondato da pochi alberi di ramosi querci sulla riva del Tanagro si scovre una vasta Caverna a piedi del monte intagliata, che guarda imminente la Consolare Aquilia all’opposto di detto Fiume. Sรฌ l’รจ degna di osservarsi. Bella piรน si scovre a primavera, quando fra l’ombre degli annosi rami il sole riflette sua luce animatrice delle acque che perennemente vi scorrono alle volte di quei muschiosi burroni. Allor piรน non vi alloggia la moltitudine di augelli della notte, che amica del silenzio e delle ombre vi accorre a trovar rifugio fra le fissure del concavo macigno. Allora in vece de’ funesti canti del barbuto gufo e dell’immonda civetta risuonano i dolci concerti del gorgheggiante usignolo e del melodico lucarino. [โ€ฆ] Giunto poi all’entrata si osserva un ponticello alto non piรน che 9 palmi, per dove scendendo si entra nella maestosa spelonca. Qui si vede quasi un sol pezzo di concavo macigno che naturalmente ricovre a volta il piano pavimento della pietra istessa. A dritta dell’entrata, quasi al mezzo di essa resta un’ara innalzata al culto dell’Arcangelo Michele, che dร  nome allo speco medesimo, ove si erge la statua di questo Santo, e pare che il venerando terrore di Religione piรน serva ad accrescere quello del luogo. Ed in questo punto si dice, che fosse rimasto fino allo scorso secolo un busto di Apollo nascosto fra macigni. A sinistra poi dell’entrata si scovre il volume delle acque, che ร n sorgiva dall’ultima scura volta, ove l’antro si va restringendo, ed ivi l’onde abbandonano lo strepitoso mormorare, e trascorrendo con imponente silenzio annunziano la profonditร  del letto, che sempre piรน si va scavando.“(“L’Osservatore degli Alburni sulla Valle del Diano” Giuseppe Albi-Rosa, Napoli 1840)

Gli storici: Racioppi di Lagonegro

L’ultima descrizione รจ da parte di uno storico di Lagonegro, Giuseppe Racioppi, arrivato nel Vallo di Diano per studiare gli effetti del terremoto del 1857, che cosรฌ descrive Pertosa e le Grotte.

“Questa parte del Citerior Principato, che stringendosi a bacino vien detto del Vallo, si addossa all’altro di Marsico nella Basilicata, onde il divide la schiena degli Appennini, e il Calore interseca allagando per gittarsi nel Sele fin lร  presso a Polla, ove ei s’ immette in una buca, per due miglia si asconde, poi si sprigiona dal cavo di una rupe appo Pertosa, che ne ebbe il nome”. (“Sui tremuoti di Basilicata nel dicembre 1857”, in “Lโ€™Iride”, a.2, n.41. Napoli 1858, G. Racioppi)

“Dialoghi di Storia”: appuntamento a Rivello

,

Ritorna il consueto appuntamento con Dialoghi di Storia. Questa volta l’incontro si terrร  a Rivello, grazioso borgo in provincia di Potenza. Sede dell’incontro sarร  il meraviglioso Monastero di Sant’Antonio, situato nella parte bassa del paese.

Edificato intorno al ‘500, il monastero conserva al suo interno pregevoli affreschi di Giovanni Todisco, pittore napoletano, tra cui la spettacolare ed insolita “Ultima Cena“. La sua particolaritร  consiste nell’essere ambientata in una sala riccamente addobbata, e gli stessi personaggi sono vestiti in maniera sfarzosa.


https://scrittisullarteebeniculturali.wordpress.com/2017/08/30/ultima-cena-convento-di-santantonio-rivello/

La cornice ideale, quindi, per i Dialoghi di Storia, che affronteranno il tema del monachesimo italo-greco alla luce delle testimonianze pervenuteci finora. Un viaggio affascinante fortemente voluto dalla Fondazione MIdA insieme alla Rete dei Musei del Vallo di Diano, i Forum giovanili, le Associazioni locali e patrocinato dai Comuni, dalla Regione Campania e dall’Assessorato al Turismo. Il seminario sarร  condotto dalla curatrice Rosanna Alaggio, professore associato di Storia Medievale all’Universitร  degli studi del Molise.

Il seminario riguarderร  le vicende di quell’insieme di monaci che, a causa dell’invasione araba del Mediterraneo nell’anno Mille, furono costretti ad emigrare. Popolarono, cosรฌ, zone interne della Campania e della Basilicata fino a quel momento quasi vergini, e diventarono punti di riferimento per le comunitร  che lรฌ si crearono. Costruirono santuari o si ritirarono in anfratti naturali, allontanandosi dalle tentazioni e dai bisogni materiali a favore della piรน perfetta solitudine e preghiera. Una storia quasi sconosciuta ma affascinante, a cavallo fra storia e leggenda.

Vi aspettiamo, quindi, il 24 agosto 2019 alle ore 18:00 per vivere insieme un momento di straordinaria cultura e fortemente identitario, alla scoperta delle radici comuni che hanno plasmato i nostri territori.

Ecco i prossimi appuntamenti:

Calendario Dialoghi di Storia 2019

Il sito palafitticolo nelle Grotte di Pertosa-Auletta

, ,

Il contesto

Moduli abitativi replicabili all’infinito, eco-sostenibili e di facile manutenzione. Materiali bio, plastic-free, riutilizzo creativo e impatto zero. L’ultima tendenza in fatto di abitazioni? No, un sito palafitticolo di circa 3500 anni fa.

Gli uomini del Bronzo medio

All’incirca 3500 anni fa gli uomini che vivevano di pastorizia, attirati dal grande ingresso naturale, scoprirono le Grotte di Pertosa-Auletta. Il luogo piacque loro, e decisero di stabilire lรฌ la loro dimora. L’unico problema era, perรฒ, la presenza del fiume sotterraneo, che rendeva difficile una permanenza stabile. L’acqua avrebbe infatti ostacolato attivitร  quali l’accensione del fuoco o una permanenza prolungata. Come risolvere tale situazione?

La grotta vista dall’interno. Ricostruzione.

La soluzione: i Moduli

Si adottรฒ una soluzione semplice e contemporaneamente complessa: si infissero dei pali di legno di rovere, detti “ritti“, nel letto del fiume. Successivamente sui “ritti” si posero delle travi di legno dette “correnti“, unite tra di loro con un gioco di incastri a formare una sorta di cornice. Esse fungevano da supporto per le “traverse“, pali piรน piccoli che riempivano la cornice formando dei moduli base di forma quadrata. Tali moduli, replicati, costituirono infine un’unica superficie. Questa tecnica costruttiva consentรฌ innanzi tutto alla piattaforma di avere maggiore stabilitร , e poi permise una manutenzione molto piรน facile. La sostituzione di un eventuale pezzo danneggiato divenne infatti piรน semplice, scongiurando il pericolo di crolli improvvisi. Anche il monitoraggio della piattaforma ne trasse beneficio: piรน moduli erano controllabili con maggiore efficienza rispetto ad un unico modulo grande.

Uno spaccato delle Grotte con l’estensione della piattaforma. Ricostruzione.

Il perfezionamento

Al di sopra di questa piattaforma si stese uno strato di “isolante“: ramoscelli, arbusti di ginestre, foglie secche, che formarono una sorta di cuscinetto. Su di esso si costruรฌ una “pavimentazione” vera e propria in argilla, che consentรฌ l’accensione del fuoco e le attivitร  della vita quotidiana. Su questo pavimento infine si realizzarono le capanne per gli uomini e i ricoveri per gli animali. Questo complesso di costruzioni formรฒ il sito palafitticolo che gli archeologi oggi hanno ritrovato, la cui ricostruzione รจ in mostra al Museo Speleo-archeologico di Pertosa.

Particolare dell’interno delle Grotte con le costruzioni. Ricostruzione.

La contemporaneitร 

Corsi e ricorsi storici: la tecnica dei moduli abitativi replicabili รจ molto usata dall’architettura contemporanea, da quella giapponese (la Nakagin Capsule Tower) a quella americana (le micro-case) o svedese (i moduli IKEA). Piccole unitร  abitative replicabili che possono essere variate a piacimento e dalla facile manutenzione. E pensare che i primi ad inventare una tecnica simile indossavano pelli di capra e vivevano in una grotta.

Viaggiare in epoca romana. La Regio-Capua

, , ,

La Regio-Capua

Il 132 a.C. รจ una data importante per il Vallo di Diano: segna la fine della costruzione della Regio-Capua, ossia la strada consolare romana che portava da Reggio Calabria a Capua e che attraversava il Vallo di Diano. Una delle testimonianze piรน interessanti riguardanti la sua costruzione si trova nel cosiddetto โ€œlapis Pollaeโ€, ossia un cippo di epoca romana rinvenuto a Polla. รˆ una sorta di pietra miliare in cui sono incise le distanze da percorrere per raggiungere Nocera, Capua ed altre localitร  toccate dalla via consolare. Lโ€™autore รจ sconosciuto, ma si vanta sia della costruzione della strada sia di aver introdotto lโ€™agricoltura in quelle terre.

https://www.turistavagamondo.it/2017/12/07/polla-salerno-viaggio-alla-scoperta-dellantica-viabilita-nel-vallo-diano-della-lapis-pollae-antica-epigrafe-romana-latino-incisa-lastra-marmo/

La Tabula Peutingeriana

La via “ab Regio ad Capuam“, chiamata anche via Popilia o via Annia, era una via di estrema importanza: fu percorsa dal poeta romano Lucilio, da Cicerone e da Caligola, giusto per citare alcuni nomi. Era riportata su una delle mappe piรน famose dell’antichitร , la cosiddetta Tabula Peutingeriana, che mostrava tutto l’impero romano e le strade che lo attraversavano. Fu rinvenuta nel 1507 da Konrad Celtes, bibliotecario dellโ€™imperatore Massimiliano I, come copia medievale dellโ€™originale romano. Lunga quasi sette metri, tale mappa era composta da undici “riquadri” (segmenta) cuciti tra loro sui quali era rappresentato tutto il mondo conosciuto, che andava dallโ€™Africa alla Cina. Deve il suo nome al secondo proprietario, Konrad Peutinger, un diplomatico tedesco vissuto tra la fine del โ€˜400 e la prima metร  del โ€˜500. Aprendola e individuando la zona di interesse era possibile, capire l’itinerario di un possibile viaggio, le distanze, la presenza di mari o fiumi lungo il cammino e le soste. Gli autogrill sull’autostrada di oggi un tempo erano le stazioni di posta romane, o mansiones, che si dividevano in due tipologie. Una, le mansiones appunto, erano delle semplici aree di sosta presenti lungo il cammino. Lโ€™altra, le mutationes, erano i luoghi ove si potevano cambiare i cavalli.

http://luciodp.altervista.org/scuola/storia/mappe/peutingeriana.html

Il tragitto

Se un visitatore dell’antichitร  avesse voluto, ad esempio, raggiungere il Vallo di Diano da Eburum, ossia Eboli, avrebbe aperto la Tabula, guardato l’itinerario e capito che l’unica “stazione di servizio” era ad Silarum, cioรจ sul fiume Sele. Il luogo corrisponde all’attuale uscita autostradale di Campagna. Dopodichรฉ, dopo aver cambiato i cavalli, avrebbe proseguito il suo viaggio per Acerronia – Auletta – e Pertusia – Pertosa – passando per le Nares Lucaniae, l’attuale Scorzo. Non esistendo ancora il ponte di Campestrino – dicitura corretta di Campostrino- sarebbe passato da Caggiano per poi ridiscendere. Allo stesso modo, continuando il viaggio, avrebbe incontrato Forum Annii (Polla), Atina (Atena), Forum Popilii (verso Sala Consilina), Marcellianum (dov’รจ oggi il Battistero di San Giovanni in Fonte), Cosilinum (Padula), Tegianum (Teggiano), Sontia (Sanza).

La Regio-Capua proseguiva poi per Reggio Calabria attraversando Castrovillari (Caprasia), Cosenza (Consentia), Vibo Valentia (unione di Vibona e Hipponium, poi Valentia) e Scilla(Scyllaeum). Dalla parte opposta, invece, la strada partiva da Santa Maria Capua Vetere per puntare su Nola (Nola), Palma Campania (Ad Teglanum), Nocera (Nuceria) e Salerno (Salernum).

Continua la ricerca sulle vermicolazioni nelle Grotte di Pertosa-Auletta

,
Gli studi della dott.ssa Rosangela Addesso, giovane e brillante ricercatrice di Auletta, sulle vermicolazioni nelle Grotte di Pertosa-Auletta continuano.
รˆ proprio degli ultimi giorni la pubblicazione di uno dei suoi lavori sulla rivista scientifica internazionale CATENA (CATENA – An Interdisciplinary Journal of Soil Science – Hydrology – Geomorphology focusing on Geoecology and Landscape Evolution), dal titolo โ€œLe vermicolazioni nelle grotte carsiche: il caso delle Grotte di Pertosa-Aulettaโ€ (Vermiculations from karst caves: The case of Pertosa-Auletta system – Italy).
Lo studio delle vermicolazioni nelle Grotte di Pertosa-Auletta, risultato di un impegno a piรน mani e della collaborazione tra l’Universitร  degli Studi di Salerno e l’Universitร  di Bologna, darร  un importante contributo nella conoscenza di queste affascinanti formazioni.
Ricerca sul campo
Ecco l’abstract:

A differenza degli spettacolari speleotemi che si รจ soliti trovare in ambienti di grotta, le vermicolazioni sono formazioni la cui origine รจ ancora oggetto di numerosi dibattiti.

Per la comprensione della loro natura ed evoluzione, sono state studiate le proprietร  geochimiche di uno dei piรน importanti sistemi carsici dell’Italia meridionale, la grotta di Pertosa-Auletta, attraverso un approccio integrato che include analisi elementali, mineralogiche e microscopiche, fornendo cosรฌ una prima analisi quantitativa di questi affascinanti depositi.

Le vermicolazioni presentano un’eccezionale diversitร  nella loro morfologia, colore, composizione chimica e minerale, dovuta principalmente a determinanti esogene come la deposizione di sedimenti portati dalle acque o dall’aria o di materia organica, nonchรฉ lo sviluppo di comunitร  fotoautotrofe. Sono invariabilmente costituite da calcite, associata a quarzo e ad argille, e da altri minerali secondari, la cui formazione รจ probabilmente mediata biologicamente.

Le evidenze dell’attivitร  microbica osservate attraverso le tracce di dissoluzione dei minerali supportano il possibile coinvolgimento di processi biogenici nello sviluppo delle vermicolazioni.

 

Per richiedere il testo integrale:

https://www.researchgate.net/publication/334611307_Vermiculations_from_karst_caves_The_case_of_Pertosa-Auletta_system_Italy

Il suolo: un fumetto insegna a tutelarlo

,

E’ una delle risorse piรน preziose e fragili del pianeta Terra e permette la vita. E’ il suolo, di cui spesso si ignora fino in fondo l’importanza e la necessitร , di conseguenza, di tutelarlo. Nonostante i rapporti annuali che ne denunciano la sempre maggiore scarsitร , sempre di piรน si assiste alla sua distruzione. E’ in questo solco che si inserisce il fumetto “Vivere nel Suolo”, che invita a riflettere sulla consapevolezza della importanza del suolo e della necessitร  di tutelarlo. Affronta principalmente il tema del consumo di suolo, importantissimo nel nostro Paese, e che ha raggiunto dati allarmanti. Basti pensare che il Rapportoย Ispra-Snpaย sul โ€œConsumo di Suolo in Italia 2018โ€ ha evidenziato come se ne consumino due metri quadrati al secondo. Una “cementificazione” selvaggia che distrugge le aree costiere e non risparmia neanche le aree sottoposte a vincolo paesaggistico.

I dati

Le zone d’Italia maggiormente interessate sono quelle del Centro e del Nord Italia, seguite a breve distanza dal Sud. Si calcola che finora la quantitร  di suolo irrimediabilmente perso si aggiri sui 23.000 km2. Se si aggiunge che nell’ultimo quarto di secolo si รจ perso il 20% dei suoli agricoli mondiali, ecco che la situazione assume connotati molto seri.

https://www.snpambiente.it/2019/03/08/il-consumo-di-suolo/

Il fumetto

Questo fumetto รจ stato originariamente prodotto in lingua Galizianaย e poi adattato e tradotto in Spagnolo edย Inglese. Si propone di trattare il delicato argomento dell’utilizzo sconsiderato del suolo attraverso un linguaggio semplice e immediato. La versione Italianaย รจ stata realizzata attraverso la collaborazione delle Societร  Italiana e Spagnola di Scienza del Suolo, da Carmelo Dazzi e Giuseppeย Loย Papa dellโ€™Universitร  di Palermo, per celebrare il decennio internazionale dei suoli (2015-2024).

Il messaggio che invia, “Dobbiamo conservare il suolo perchรฉ non possiamo sostituirlo“, รจ quanto di piรน attuale e importante ci possa essere. Dal suo corretto utilizzo, infatti, dipende l’agricoltura, che sfama il mondo; dipendono gli alberi, che impediscono le frane. In parole povere, l’umanitร  dipende dal suolo.

 

Scarica qui la tua copia: http://scienzadelsuolo.org/_docs/160922_COMIC_VivereNelSuolo.pdf