La FAO premia il Museo del Suolo

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Ieri 5 dicembre 2019 in occasione della Giornata Mondiale del Suolo, istituita nel 2013 dalla FAO, il presidente Francescantonio D’Orilia ha partecipato all’evento ufficiale tenutosi a Roma allo Sheikh Zayed Centre. Il Worl Soil Day nasce con l’obiettivo di promuovere un partenariato globale nella lotta alla protezione del suolo e ad un suo utilizzo sostenibile. L’evento, promosso a livello mondiale, è uno strumento per informare la popolazione mondiale sul ruolo essenziale che il suolo svolge nella vita di tutti i giorni dalla produzione alimentare alla fornitura di acqua, dalla regolazione del clima alla salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità. La campagna 2019 ha come slogan Stop soil erosion, Save our future vuole ulteriormente sensibilizzare sull’importanza di sostenere ecosistemi sani, incoraggiando governi, organizzazioni, comunità e individui in tutto il mondo a impegnarsi nel miglioramento della salute del suolo.

Il presidente della Fondazione MIdA ha incontrato Maria Helena Semedo, Direttore Generale del Dipartimento Clima e Risorse Naturali, Eduardo Mansur, direttore della Divisione Terra e acqua, Thanawat Tiensin, Rappresentante della Thailandia nella FAO, ma soprattutto ha incontrato Ronald Vargas, Segretario del Global Soil Partnership, Dipartimento Terra e Acqua.

Ronald Vargas ha consegnato per il Museo del Suolo l’opera d’arte “Il mondo di Carta”. L’opera, un omaggio al Maestro Michelangelo Pistoletto, rientra nelle attività di comunicazione del Global Soil Partnership di unire scienza e arte: è un mondo di cartapesta, supportato da una colonna di terra che si sgretola, proprio a mostrare quanto delicato sia il nostro Pianeta ed il suolo.

Il Museo del Suolo, attraverso strumenti tradizionali ed innovativi, vuole far conoscere alle numerose scolaresche che lo visitano la straordinaria risorsa che è il suolo e il “Mondo di Carta” sarà, così come auspicato dalla FAO, un ulteriore strumento divulgativo e didattico, nonché uno stimolo per la Fondazione a mettere in campo sempre più attività di ricerca e di divulgazione. La Fondazione, infatti, ha messo in campo negli anni varie attività di ricerca sull’agricoltura, sull’uso delle piante per tingere i tessuti, e ha supportato la raccolta firme People4Soil, così come l’anno scorso ha realizzato un video con i bambini delle Scuole Elementari di Auletta e Pertosa.

La giornata di ieri è stata ricca di riflessioni e spunti e si è conclusa con un momento di speranza e allegria con i bambini del Coro di Piazza Vittorio.

Continua il tour della mostra fotografica su Ernesto Guevara

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La mostra “I viaggi e i libri di Ernesto” a Foggia

Sarà inaugurata domani 6 dicembre 2019 alle ore 19.15 presso il Palazzo Dogana a Foggia, sede della Provincia di Foggia e della Galleria Provinciale d’Arte moderna e contemporanea, la mostra fotografica “I viaggi e i libri di Ernesto”.

Ad anticipare l’inaugurazione, alle ore 17.30 ci sarà una conversazione su “Ernesto Che Guevara: la formazione di un rivoluzionario” alla presenza di Maria Victoria Guevara Erra e Ana Maria Erra de Guevara, seconda moglie di Ernesto Guevara Lynch, padre del Che.

La mostra, ideata dal CelChe – Centro de Estudios Latinoamericano Ernesto Che Guevara è organizzata dalla Fondazione MIdA in collaborazione con la Provincia di Foggia, dalla Galleria provinciale d’arte contemporanea, da Arci Solidarietà Foggia, dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, dal Polo Biblio Museale di Foggia e da A.P.S. Ce.S.eVo.Ca. Centro Studi e Volontariato di Capitanata.

La mostra sarà esposta dal 6 dicembre 2019 a 7 gennaio 2020 e sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, mentre il sabato e la domenica dalle ore 18.00 alle ore 20.00.

L’ingresso è libero e gratuito.

I Dialoghi di Storia ritornano a Teggiano

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L’ultimo appuntamento del 2019 con i “Dialoghi di Storia” sarà di nuovo a Teggiano. Sabato 7 dicembre alle ore 18.00 nel meraviglioso scenario del Convento della SS. Pietà ci sarà il dottor Simone Valitutto che terrà il seminario dal titolo “Viva Maria e chi ce l’ha data”. Leggende, pellegrinaggi e riti del culto.

Il tema, un po’ distante da quelli trattati nei precedenti appuntamenti, ci farà immergere in racconti antichi e attuali, intimi e collettivi, religiosi e sociali.

Appuntamento per sabato 7 dicembre 2019 alle ore 18:00 a Teggiano.

Dialoghi di Storia ad Atena Lucana

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Sabato 9 novembre 2019 alle ore 18.00 vi aspetta un nuovo ed interessante appuntamento con “Dialoghi di Storia“, la manifestazione itinerante promossa da Fondazione MIdARete dei Musei del Vallo di Diano, Forum dei Giovani e Associazioni Giovanili. Il ciclo di incontri è patrocinato dai Comuni ospitanti e dall’Assessorato allo Sviluppo e Promozione del turismo della Regione Campania. I “Dialoghi” tornano ad Atena Lucana, con un tema legato alla storia della cittadina e dell’intero Vallo di Diano: gli Statuta di Atena Lucana.

Il seminario sarà tenuto dalla professoressa Rosanna Alaggio dell’Università degli Studi del Molise, nonché curatrice di tutti gli incontri tenutisi negli ultimi due anni. L’incontro si terrà presso il Museo Archeologico “E. D’Alto”.

Il Museo, che si trova in via Santa Maria nei locali ottocenteschi dell’ex municipio , racconta la storia dei popoli che abitarono il territorio di Atena Lucana tra l’età arcaica e romana.

Appuntamento per sabato 9 novembre 2019 alle ore 18:00 ad Atena Lucana.

“Diamoci una Scossa”. L’iniziativa nazionale

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E’ questo il titolo di un’interessante manifestazione dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Salerno, volta alla sensibilizzazione sul rischio sismico. La Giornata Nazionale per la Prevenzione Sismica si prefigge lo scopo di informare la popolazione su questo importante argomento. Tale evento si terrà domenica 20 ottobre e sarà valido per tutto il mese di Novembre. Ma non è tutto. Architetti e ingegneri esperti del rischio sismico effettueranno infatti visite a domicilio gratuite per valutare la sicurezza sismica delle abitazioni. In seguito alla visita forniranno utili informazioni, tra cui notizie sui bonus fiscali che lo Stato mette a disposizione.

SismaBonus e EcoBonus

In caso di adeguamento sismico di abitazioni lo Stato infatti garantisce la copertura dell’85% delle spese necessarie. Sono comprese in questa agevolazione prime e seconde case, edifici produttivi e parti comuni condominiali. Un importante aiuto per migliorare la sicurezza delle case, quindi, che rende l’opera divulgativa e concreta della Giornata doppiamente importante. L’edizione dell’anno scorso ha visto la partecipazione di 7000 professionisti, con ben 500.000 cittadini informati e 90.000 abitazioni visitate. Circa 500 piazze in tutta Italia, le cosiddette Piazze della Prevenzione Sismica, hanno ospitato i Punti Informativi. In essi Architetti e Ingegneri hanno spiegato il programma di prevenzione attiva, mettendo a disposizione la propria esperienza.

La visita e il vademecum dell’esperto

La novità della manifestazione consiste nel passaggio dall’informare al valutare concretamente i rischi. Interessante è, infatti, l’opportunità, inserendo poche informazioni in una domanda pre-compilata, di ricevere a casa gratuitamente un esperto. Il professionista valuterà l’abitazione, fornendo poi un vademecum contenente informazioni sui fattori di rischio (es. zona di edificazione, anno di costruzione, tipologia di edificio, etc.). Grazie ai bonus fiscali il cittadino potrà mettere in atto le misure correttive, risparmiando sui costi e migliorando di gran lunga la propria abitazione. Un’iniziativa encomiabile e completa. Tutti i dettagli su  https://www.giornataprevenzionesismica.it/

“Diamoci una Scossa” nel Vallo di Diano

“Diamoci una Scossa” è promossa da Fondazione Inarcassa, dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e da quello degli Architetti. Ha il supporto scientifico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, del Dipartimento Protezione Civile, dalla Conferenza dei Rettori Università Italiane. L’iniziativa è sostenuta inoltre dalla rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica e di ENEA. Domenica 20 ottobre l’evento si svolgerà a Padula, nella corte esterna della Certosa di San Lorenzo.

“Dialoghi di Storia”: appuntamento a Sassano

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Ritorna il 12 ottobre 2019 l’appuntamento con i “Dialoghi di Storia”, ciclo di seminari realizzati dalla Fondazione MIdA in collaborazione con la rete dei Musei del Vallo di Diano, i Forum e le associazioni giovanili del territorio. Una serie di tavole rotonde, patrocinate dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania, sul monachesimo italo-greco curate dalla professoressa Rosanna Alaggio dell’Università degli studi del Molise in collaborazione con vari altri studiosi.

Tema e luogo prescelto

Questa volta il tema scelto è “L’epigrafia dei Longobardi del Sud”, e la relatrice sarà la professoressa Chiara Lambert dell’Università degli Studi di Salerno. Il luogo del seminario sarà il Museo del Liquore Penna a Sassano, ricco di storia e tradizione. A co-organizzare il seminario l’Associazione culturale Faq-Totum.

Nato per caso, il liquore Penna ha rapidamente diffuso la sua fama in mezza Europa, e un Museo allocato nella fabbrica ove si produce ne racconta la storia e le proprietà.

Appuntamento, dunque, con “Dialoghi di Storia” a Sassano sabato 12 ottobre 2019 alle ore 18:00.

Le vermicolazioni arrivano a Ferrara

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Nell’ambito del XXIX Congresso della Società Italiana di Ecologia (S.It.E)Capitale Naturale: la Gestione per la Conservazione-, che si è tenuto a Ferrara il dal 10 al 12 settembre, è stato presentato il lavoro sulle vermicolazioni effettuato dalla dott.ssa Rosangela Addesso nelle Grotte di Pertosa-Auletta.
Presso il Polo Chimico Bio-Medico dell’Università degli Studi di Ferrara, aula D6, il lavoro è stato presentato con una comunicazione orale nell’ambito della sessione “Capitale Naturale ed Ecosistemi Terrestri”.


Il congresso quest’anno ha puntato la sua attenzione sulle peculiarità degli ecosistemi e delle metodologie gestionali e conservative da applicare per mantenerli in buona qualità ecologica.
L’elaborato presentato verte sulla composizione delle vermicolazioni, queste formazioni apparentemente disordinate che prosperano sulle pareti delle cavità rocciose, siano esse naturali o artificiali. Sono principalmente composte da calcite, e sono utilizzate per studiare il comportamento dei bioti all’interno degli ecosistemi sotterranei. All’interno delle Grotte di Pertosa-Auletta ne sono state rilevate di undici tipi diversi, oggetto dello studio in questione, che intende apportare un contributo allo studio di queste formazioni ancora oggi in gran parte sconosciute.

Museo del Suolo: tutelare divertendosi con Greenopoli

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Tra piante ed acqua

Già prima di entrare al Museo del Suolo ci si accorge di trovarsi difronte, più che a un museo, a un esperimento a cielo aperto. Sul tetto dell’edificio, infatti, un quadrilatero di viti di diverse varietà espone i suoi grappoli al sole, e fa da cornice insolita ad un parcheggio. Scendendo lungo una piccola discesa, invece, alberelli da frutto come pere e ciliegi accompagnano il visitatore all’ingresso, con il rumore dell’acqua del Tanagro che scorre a pochi passi. Una presentazione semplice ed efficace delle storie che si ascolteranno all’interno.

Il Museo e le sue storie

Il racconto di come una foglia secca, quindi morta, possa trasformarsi in vita per altre piante diventando humus. L’impiego di sensi come il tatto, la vista e l’olfatto per scoprire le diverse composizioni dei suoli. La scoperta della lunghezza delle radici, che spesso sono il triplo della grandezza della pianta stessa. La serra rosa, il Teatro del Suolo, la sala dei Pedon: ogni stanza racconta una storia, un pezzetto di quel mondo invisibile e nascosto di cui, spesso, si ignora la dinamicità e l’importanza.

Uno dei suoli più fertili al mondo è quello di Casal di Principe, in piena Terra dei Fuochi. Com’è possibile che sotto tonnellate di immondizia si celi il luogo fertile per eccellenza, la “Campania Felix” dei romani? E com’è possibile distruggere una risorsa così preziosa, quando basterebbero comportamenti più corretti a preservarlo? Su queste domande, a cui ogni giorno il museo tenta di dare risposta, è stato incentrato l’incontro con Giovanni De Feo e il suo Greenopoli, progetto di educazione ambientale.

http://www.greenopoli.it/home/il-metodo-greenopoli/

Greenopoli

Greenopoli è un metodo alternativo e coinvolgente di sensibilizzare le persone sul tema della sostenibilità ambientale. È stato ideato dal professor De Feo, docente di Ecologia Industriale a Salerno e Ambientalista dell’anno 2018. Attraverso filastrocche e personaggi inventati il progetto rende coinvolgente e stimolante il tema del ciclo dei rifiuti, della conservazione dell’ambiente, dell’importanza dell’acqua. Il suo inventore lo definisce “un sito internet (www.greenopoli.it), una pagina Facebook, un’idea, un metodo didattico, un gioco, un libro”. Si è inserito perfettamente nel solco delle tematiche che il Museo del Suolo porta avanti, e ha raccolto un pubblico di appassionati e curiosi.

Introdotto dalla dott.ssa Rosangela Addesso, l’incontro si è tenuto il 7 settembre e ha permesso a De Feo di calamitare l’attenzione su temi fondamentali per la vita sulla Terra, strizzando l’occhio a una narrazione attiva, curiosa, divertente, fondata sul gioco. Importanti sono state le “buone pratiche” di cui il professore ha parlato, e alternativi sono stati i modi in cui le ha fissate nella memoria dei partecipanti. Una bella esperienza, sicuramente da ripetere e ampliare.

Il ponte di Campestrino: un esempio di ingegneria

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Un sistema di ponti.

Fatto costruire nella seconda metà del 1700 da Ferdinando IV di Borbone, il ponte di Campestrino (o Campostrino, com’è comunemente chiamato) è una costruzione che denota una certa capacità ingegneristica. Oltre al ponte vero e proprio si può parlare di un sistema di ponti, che scavalca la gola di Campestrino verso i comuni di Auletta e Pertosa. Prima di giungere al ponte, infatti, ci sono da percorrere cinque tornanti, di cui tre sostenuti da strutture portanti.

Dal ponte di Campestrino verso i tornanti.

La costruzione.

La costruzione dell’opera si inserisce in un più ampio progetto di bonifica del Vallo di Diano affidato all’ingegnere Pollio, che a sua volta diede l’incarico del ponte ad un suo progettista. Costui immaginò di tagliare, anziché aggirare, il burrone di Campestrino: la prima parte dell’opera fu però la realizzazione dei tornanti, che consentissero di superare il dislivello di altezza. La seconda parte del progetto fu la realizzazione del ponte vero e proprio, composto da archi e contrafforti che lo rendessero il più possibile solido, in maniera tale da scavalcare la gola.

I tornanti sono sostenuti da dei poderosi terrazzamenti in muratura, di cui tre presentano al centro un arco; se visti dal basso, due sono perfettamente allineati tra di loro quasi a formare un cannocchiale. Il ponte invece, lungo settanta metri, si eleva su un burrone di notevole profondità ricoperto da fitta vegetazione. Affacciandosi dall’alto non si riesce a vedere il fondo della gola, mentre sia a destra che a sinistra le pareti rocciose scendono giù a strapiombo. Il ponte ha sette contrafforti per lato, quattordici in tutto, alternati a degli archi in maniera tale da assicurare solidità e resistenza. In tutto le arcate sono ventisette.

Notizie storiche del ponte.

Un illustre studioso locale, Vittorio Bracco, che tanto ha contribuito alla scoperta della storia del Vallo di Diano, così descrive la costruzione del ponte di Campestrino. “A Polla fu in quel periodo tutto un affluire di militari, di forzati e di maestri forestieri addetti alla costruzione della strada che, subito dopo la salita della Molinara appartenente a Caggiano, imboccava il nostro tenimento mettendo a dura prova la fibra delle squadre con la faticosa opera del ponte gettato sul burrone e delle 9 giravolte necessarie per superare lo sprone di Campestrino.” (V.Bracco, Polla. Linee di una storia, Cantelmi, Salerno, 1976).

Foto di Vincenzo Raimondo. https://www.facebook.com/Vito.Panzella1/photos/a.1466383803662438/2172061483094663/?type=3&theater

La costruzione del ponte, cominciata nel 1785, costò una cifra spropositata per l’epoca, ossia seicentomila ducati. Si dice che quando nel 1788 Ferdinando IV venne a controllare lo stato dei lavori, si lamentasse molto sia dell’itinerario scelto sia della somma di denaro versata. Le critiche furono tali e tanti che il progettista del ponte si suicidò, lanciandosi nel vuoto dallo stesso ponte che aveva costruito. La notizia è riportata da Giuseppe Albi-Rosa, scrittore di Polla autore di un volume sul Vallo.  

L’Osservatore degli Alburni sulla Valle del Diano“, G. Albi-Rosa, Napoli 1840.

Le Grotte di Pertosa-Auletta nella storia

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Il primo “turista”: Leandro Alberti

Nella storia le Grotte di Pertosa-Auletta e l’abitato di Pertosa sono state descritte più volte da viaggiatori e studiosi che hanno attraversato il Vallo di Diano. La prima descrizione, quella più antica, risale al 1526 ed è opera del teologo Leandro Alberti, che percorse tutta l’Italia annotando nel suo libro ciò che vedeva.

Passato la Pola, comincia la valle di Diano. Vero è, che fra l’Auletta, et detta valle di Diano (ch’è oltre l’Auletta due miglia) vi è a man destra della via una Spelonca dalla natura fatta sotto l’alto, et sassoso monte 30 piedi alta, et 50 larga, nel cui mezzo vi è uno scoglio, sopra il quale è un altare posto all’Arcangelo S. Michele consacrato, ove alcuna volta se gli dice Messa. Da ogni lato di detto altare veggonsi le chiare acque correre, tal che vi pare intorno un lago. Quivi sentesi un gran rimbombo fatto dall’acqua nell’entrata, che fa nel prefato Laghetto, impingendo ne’ sassi. Casca poscia essa acqua per la bocca della spelonca, et strabocchevolmente scendendo per li sassi, cagiona grandissimo strepito, insino che ella è giunta nella molto cupa valle, avenga ch’è picciola. Et quivi principia il fiume Negro molto grande per tanta abbondanza d’acqua. Ritrovandomi quivi sì come curioso, volsi intendere il principio, et origine di tanta abbondanza d’acqua, che esce da detta Spelonca, da gli habitatori del paese, da i quali mi fu accertato quella derivare da un picciolo Lago, che si ritrova nel principio della valle di Diano, di quindi poco più di due miglia discosto, o poco meno, che per un sotterraneo cuniculo quivi passa.” (“Descrittione di tutta l’Italia”, Leandro Alberti, 1546).

I biografi del Regno di Napoli

Qualche secolo dopo è Lorenzo Giustiniani, erudito e biografo del Regno di Napoli, a stilare una precisa descrizione di Pertosa. “Pertosa, in Principato Citeriore, in diocesi dei Benedettini della Cava, distante da Salerno miglia 38 in circa, è un paese diviso in tre piccioli casali, abitati da circa 700 individui. Il luogo è di mal’aria, ma abbondante di olivi. E’ celebre la voragine, ove profonda il Tanagro: e che dopo il corso di due miglia con istraordinario rumore sbocca da una grotta, che dicesi appunto la Pertosa, dell’altezza di palmi 50 e 30 di larghezza giusta la misura che ne prese l’Alberti. Vi si vede un’edicola all’Arcangelo S. Michele intitolata, e che forse fecero i Cristiani apporla all’antica usanza di ergere delle are a’ fiumi stessi […] (“Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani a Sua Maestà Ferdinando IV re delle Due Sicilie”, Napoli 1804).

Anche Giuseppe Maria Alfano, incisore, dedica nel 1823 a Pertosa e alle Grotte alcune righe della sua opera.

“Pertosa, casale sulla strada regia che conduce alle Calabrie, d’aria mala, Diocesi della Trinità della Cava, feudo di Parisani. Produce grani, granidindia, legumi, frutti, vini, oli. Vi è una grotta alta più di 50 palmi e larga 30, ove il fiume Tanagro detto il Nero entra nella valle di Diano vicino la Polla; profonda in una voragine, e dopo il sotterraneo corso di poco più di due miglia, sbocca con gran rumore in questa grotta, in cui si vede un Altare di S. Michele. Fa di popolazione 750.”(“Istorica descrizione del Regno di Napoli”, G. M. Alfano Napoli 1823)

Le esplorazioni scientifiche

Il 1800 vede anche il viaggio di tre botanici nei territori del Vallo, che raccontano così la loro esperienza.

Da Auletta dirigendoci alla Polla passiamo il Negro su piccol ponte di pietra, e dopo mezza ora di cammino, stringendosi sempre più la vallata, ci troviamo sull’alto della rupe, donde il Tanagro sboccando si precipita in bellissima cascata, le cui limpide onde alto spumeggiano frangendosi tra quegli erbosi macigni. A renderne più spettacoloso l’effetto, a destra di essa, diverse altre cascatelle scendono dal monte, una delle quali impegnasi ad animare un molino. Quel luogo è detto la Pertosa, e dà il nome all’osteria sulla strada, ed al villaggio del prossimo monte.”(“Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata della Calabria Citeriore”, L. Petagna, G. Terrone. M. Tenore, 1827)

Gli scrittori autoctoni: Giuseppe Albirosa

La descrizione più poetica delle Grotte di Pertosa-Auletta è, però, quella di Giuseppe Albirosa di Polla, autore di un volumetto sul Vallo.

Fermati, o passaggiero, al maestoso aspetto della Grotta di San Michele”. Così sembra imponente al guardo de’ viandanti la scura facciata del concavo Tempio fra Pertosa e Polla. E’ esso veramente che offre le prime osservazioni pel Vallo di Diano. Circondato da pochi alberi di ramosi querci sulla riva del Tanagro si scovre una vasta Caverna a piedi del monte intagliata, che guarda imminente la Consolare Aquilia all’opposto di detto Fiume. Sì l’è degna di osservarsi. Bella più si scovre a primavera, quando fra l’ombre degli annosi rami il sole riflette sua luce animatrice delle acque che perennemente vi scorrono alle volte di quei muschiosi burroni. Allor più non vi alloggia la moltitudine di augelli della notte, che amica del silenzio e delle ombre vi accorre a trovar rifugio fra le fissure del concavo macigno. Allora in vece de’ funesti canti del barbuto gufo e dell’immonda civetta risuonano i dolci concerti del gorgheggiante usignolo e del melodico lucarino. […] Giunto poi all’entrata si osserva un ponticello alto non più che 9 palmi, per dove scendendo si entra nella maestosa spelonca. Qui si vede quasi un sol pezzo di concavo macigno che naturalmente ricovre a volta il piano pavimento della pietra istessa. A dritta dell’entrata, quasi al mezzo di essa resta un’ara innalzata al culto dell’Arcangelo Michele, che dà nome allo speco medesimo, ove si erge la statua di questo Santo, e pare che il venerando terrore di Religione più serva ad accrescere quello del luogo. Ed in questo punto si dice, che fosse rimasto fino allo scorso secolo un busto di Apollo nascosto fra macigni. A sinistra poi dell’entrata si scovre il volume delle acque, che àn sorgiva dall’ultima scura volta, ove l’antro si va restringendo, ed ivi l’onde abbandonano lo strepitoso mormorare, e trascorrendo con imponente silenzio annunziano la profondità del letto, che sempre più si va scavando.“(“L’Osservatore degli Alburni sulla Valle del Diano” Giuseppe Albi-Rosa, Napoli 1840)

Gli storici: Racioppi di Lagonegro

L’ultima descrizione è da parte di uno storico di Lagonegro, Giuseppe Racioppi, arrivato nel Vallo di Diano per studiare gli effetti del terremoto del 1857, che così descrive Pertosa e le Grotte.

Questa parte del Citerior Principato, che stringendosi a bacino vien detto del Vallo, si addossa all’altro di Marsico nella Basilicata, onde il divide la schiena degli Appennini, e il Calore interseca allagando per gittarsi nel Sele fin là presso a Polla, ove ei s’ immette in una buca, per due miglia si asconde, poi si sprigiona dal cavo di una rupe appo Pertosa, che ne ebbe il nome”. (“Sui tremuoti di Basilicata nel dicembre 1857”, in “L’Iride”, a.2, n.41. Napoli 1858, G. Racioppi)