Studio e passione per la propria terra: Rosangela Addesso e le vermicolazioni

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Le vermicolazioni della Grotta di Pertosa-Auletta, un brulicare di forme di vita estrema.

È bastata una piacevole chiacchierata con il Direttore Scientifico della Fondazione MIdA, Mariana Amato, riguardo al mio desiderio di svolgere l’elaborato di tesi magistrale su un qualcosa che potesse dare un contributo alla mia terra, per ritrovarmi catapultata nel favoloso mondo delle vermicolazioni. Giuro di non averle mai notate prima, nonostante frequentassi la Grotta di Pertosa-Auletta sin da quando ero solo una bambina. Di fatto, spesso si confondono con l’ambiente circostante ed in qualche caso diventa difficile anche notarle. Eppure la grotta ne è particolarmente ricca. La quasi totalità delle pareti rocciose, infatti, risulta essere ricoperta da questi affascinanti depositi sottili, irregolari e discontinui di particelle incoerenti con dimensioni < 10 µm, che presentano svariate morfologie, dalle maculate alle dendritiche, da quelle “a pelle di leopardo” a quelle “a geroglifici”, con colori che vanno dal grigio chiaro al marroncino, fino ad arrivare a colorazioni molto scure, in qualche caso verdastre.

La mia avventura è iniziata nel febbraio del 2017, quando mi sono recata presso il Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli” a Bologna per dedicarmi ad un’attenta ricerca bibliografica rivolta a questo particolare fenomeno molto ricorrente in ambienti ipogei. Qui ho avuto il piacere di conoscere lo straordinario Jo De Waele, docente di Geografia e Speleologia nei Corsi di Laurea in Scienze Naturali e Geologiche presso l’Università di Bologna Alma Mater, nonché speleologo di fama internazionale impegnato in diverse spedizioni esplorative geografiche organizzate dal celebre team “La Venta”, che mi ha messo in contatto con il gruppo di ricerca di Siviglia, con cui ho svolto parte del mio studio a contatto con grandi professionisti nel campo della microbiologia. In merito all’origine delle vermicolazioni, osservate e documentate in grotte di tutto il mondo, si sa ancora molto poco; di fatto, esistono numerose teorie in letteratura, anche abbastanza datate, che restano tali, poiché basate sulla semplice osservazione del fenomeno, senza evidenze sperimentali che permettano di dimostrarle. C’è chi parla di un’origine chimica, dovuta a decalcificazione della roccia per acque percolanti o di condensazione, tipicamente presenti in questo tipo di ambiente, e chi invece sostiene l’origine fisica, secondo cui gli aggregati si formano per neutralizzazione di cariche elettriche presenti sulle superfici delle particelle o per disidratazione/inumidimento di depositi che si accumulano sulle superfici per fenomeni di varia natura. E poi c’è l’origine biologica, dovuta ad attività microbica con processi di dissoluzione della roccia, precipitazione di minerali secondari, arricchimento di materia organica ed altre sostanze che favoriscono l’aggregazione di queste particelle ad opera di microrganismi. Recentemente, gli studi si stanno concentrando su un approccio interdisciplinare per chiarire i processi che effettivamente portano alla formazione ed alla diversificazione delle vermicolazioni, scopo ultimo anche del mio lavoro di tesi. Più precisamente, ho svolto una caratterizzazione microbiologica delle vermicolazioni, presso il Dipartimento di Microbiologia Ambientale dell’istituto di ricerca IRNAS (Instituto de Recursos Naturales y Agrobiología de Sevilla) di Siviglia, e una caratterizzazione geochimica presso il Dipartimento di Chimica e Biologia “Adolfo Zambelli” dell’Università degli Studi di Salerno, sotto la supervisione della Prof.ssa Daniela Baldantoni, docente di Ecologia Applicata del Corso di Laurea in Scienze Ambientali.

Applicando le moderne tecnologie di biologia molecolare, è emerso che le vermicolazioni brulicano di vita ed un notevole quantitativo del DNA isolato dai campioni prelevati dalle Grotte di Pertosa-Auletta non trova riscontro nelle banche dati utilizzate comunemente. Ciò dimostra quanto il mondo sotterraneo è ancora molto poco studiato, motivo per cui vanno via via aumentando gli studi microbiologici in ambienti ipogei, considerati habitat estremi per le condizioni ostili allo sviluppo della vita (assenza di luce, umidità elevata, pH e temperature estreme, alte concentrazioni di gas…), ma che rappresentano nicchie ecologiche per estremofili altamente specializzati ed adattati alle condizioni estreme della grotta, molto simili a quelle che si possono trovare sulla superficie di altri pianeti, come Marte. Non a caso, il gruppo di ricerca di Siviglia, che mi ha guidato nella prima parte della ricerca, collabora con la NASA e con l’ESA per la formazione degli astronauti nel campo della microbiologia e dell’astrobiologia, in vista della missione esplorativa del 2035 su Marte. Presto approfondiremo, in collaborazione con altri docenti dell’Università degli Studi di Salerno, alcuni aspetti rilevanti emersi da questo studio preliminare. I dati saranno poi pubblicati in letteratura, data la scarsità di lavori a riguardo.

Non smetterò mai di ringraziare la Fondazione MIdA, in particolare la figura del Presidente Francescantonio D’Orilia e la Prof.ssa Mariana Amato, per l’opportunità di crescita che mi è stata data, un notevole esempio di investimento sui giovani di un luogo che ha molto da offrire anche nel campo della Scienza.

Rosangela Addesso

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