Dicono di noi
Le citazioni più interessanti che ha ricevuto la Fondazione MIdA su libri, riviste di settore e siti web.

[…] Ci incontriamo alla presentazione dei migliori studi per fare dei ruderi sismici di Auletta, nel Vallo di Diano, una fonte di reddito. Il paese ha costituito la Fondazione MIdA (Musei Integrati dell’Ambiente) con la vicina Pertosa, per valorizzare il centro storico e le Grotte. Con l’Osservatorio sul Doposisma, il MIdA ha chiesto idee, via web; ne sono giunte da Spagna, Danimarca, Regno Unito, Germania, Messico e da tutt’Italia: 390 ragazzi, età media 33 anni, hanno lavorato al solo scopo di veder realizzati qui i progetti e ora li espongono.
A cosa si mira? A vivere decentemente con quel che c’è: molto, ma a rischio, fra abbandono per deprezzamento e distruzione per eccesso di consumo. Si vuol costruire un buon indice di “Felicità interna lorda”, con il recupero del “Sentimento dei luoghi”. Manuela Cavalieri, che guida questo progetto, spiega che è necessario “ricomporre una ‘mappa sentimentale’ del territorio, un racconto corale dei luoghi”: quando li conosci (“li senti” direbbe Arminio), non ti sono più indifferenti. A partire dal tuo paese.
Il progetto rientra fra quelli messi in piedi dall’Osservatorio sul doposisma, diretto da Antonello Caporale, giornalista e scrittore, nato su questi monti. “Il Sud ha smarrito il sentimento verso i suoi luoghi” insiste. “La furbizia si è purtroppo fatta sistema, e ciascuno ha iniziato a scorticare le pietre e le vallate, le campagne e i paesi. Chi non si è integrato al sistema è fuggito: sconfitto e smarrito davanti a una realtà così crudele. Riprendere il sentimento, la cura delle nostre cose, è divenuta una necessità.” Chi stesse per liquidarle come belle parole, si fermi in tempo: su questi sentimenti, si sta costruendo un’economia, perché “l’unico futuro possibile è conservare memoria di noi stessi e rispondere ai bisogni con quello che i nostri luoghi esprimono”.
MA LA MEMORIA ha bisogno di qualcosa su cui posare gli occhi, cui ancorarsi. Così, se vedi che dei resti vengono salvati per restaurarne la funzione e la storia, restituisci loro il valore che avevano perso; di quel valore ti arricchisci, perché è del tuo paese che si tratta, del tuo territorio. Con i muri rialzati, ricomincia il racconto che era stato interrotto.
“Dobbiamo mitigare la nostra furia” continua Caporale (è ancora l’idea di “Modernità” definita da Arminio e, diversamente, da Cassano): “Una eccitazione collettiva che invece di dare felicità, deprima, invece di farci avanzare ci rende immobili e perennemente stanchi”.
Ha ragione: questa è una malattia. È l’intuizione di Oliver Sacks, il neurologo autore di Risvegli (ne ricordate il film con De Niro?): l’immobilità catatonica di certi pazienti era dovuta all’aumento parossistico di tanti tremori e movimenti incontrollati che, contrastandosi a vicenda, producevano la quiete assoluta (visto che sapevate già della paralisi indotta da eccesso di agitazione?).
Ermete Realacci (autore di Green Italy e, con Antonio Cianciullo, di Soft economy), per raccontare cosa ci è successo, usa il mito di Anteo, figlio della Terra (Gea, per i greci) che Ercole non riusciva a sconfiggere, perché, ogni volta che lo schiacciava al suolo, quello riacquistava le forze della madre. Quando l’eroe lo capì, lo tenne sollevato e lo strozzò. “Se perdiamo, è perché abbiamo perso il contatto con la nostra terra” dice Realacci. E l’Ercole moderno ci sta strozzando. Ma il numero di quelli che se ne accorgono cresce.
Fabrizio Barca è il primo ministro per la Coesione Territoriale nella storia d’Italia: sul sito del suo dicastero, con un clic, si può seguire il grado di avanzamento dei progetti; all’intervistatore del “Fatto”, rispose via twitter: “A Brux abbiamo (It-Uk-Pl) cambiato regole per spendere fondi comunitari dal 2014: semplicità/risultati/azioni”. A cena gira fra i tavoli, come il padre della sposa; a tutti domanda: rende onore al detto arabo, secondo cui, Allah ci ha dato due orecchie e una bocca, perché ascoltassimo il doppio, parlassimo la metà (io, invece, quel giorno ho straparlato un po’…).
“Quindici anni fa” confida “ero convinto che la differenza di ricchezza prodotta a Nord e a Sud misurasse la distanza da colmare. Oggi ho capito che aveva ragione chi sosteneva che non la ricchezza in sé, ma la qualità dei servizi, della vita e dei luoghi andasse considerata.”
Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con Il Sud era di quelli che lo dicevano già. Ma, nel frattempo, avverte che è cambiato qualcosa di decisivo: “Il Sud ormai non aspetta più di ricevere soluzioni; è il territorio stesso a produrre idee e a svilupparle”: chiede di essere aiutato, se possibile; o almeno non frenato (Isaia Sales, in Napoli non è Berlino, osserva che: “Il Sud è cresciuto a tassi notevolissimi negli anni Cinquanta e Sessanta pur avendo all’epoca una classe dirigente locale tra le peggiori della sua storia”. Semplicemente, la politica nazionale non ostacolava quella crescita).
Perché “dove il Sud va ben” aveva appena detto Barca “va bene il Centro e come il Nord”. (Pur se penalizzato da circostanze ben più sfavorevoli, per l’assenza di infrastrutture: strade, ferrovie, aeroporti; credito più caro; pressione criminale. Come dire che, per stare alla pari, deve fare di più. E ci riesce.)
Borgomeo è un ottimo conoscitore delle cose di cui parla. E qui ha una robusta dimostrazione della fondatezza di quanto ha appena detto. Francescantonio D’Orilia, Virgilio Gay, Mariana Amato (presidente, direttore e direttrice scientifica di MIdA) enumerano le iniziative sorte dal territorio, per il territorio. Io sono un sentimentalone, mi commuovo, non faccio testo, ma l’elenco fa impressione e conforta, eccone un esempio che agli stupidi può sembrare minimo, ma su cui Caporale insiste, a ragione: “Fra le nostre coltivazioni tipiche c’è il carciofo bianco. Una nostra ricercatrice ha scoperto che dal gambo (la parte che si butta, lo scarto) si estrae un colorante biologico di altissima qualità a basso costo, buono per l’edilizia e per gli alimenti, ottimo persino come caglio per il formaggio!”.
Come dire che da rifiuto sorge una nuova economia, avanzatissima ed ecosostenibile. Tanto che, con quel colore, si vorrebbero dipingere i muri delle scuole. Il ministro Barca spiega come favorire, a norma di legge, l’impresa locale (se in Lombardi sono arrivati ad escludere, dagli appalti per l’Expo di Milano tutte le imprese oltre il raggio di 300 chilometri…). E propone esempi, di assoluta correttezza ed efficacia. “…E poi” scherza “gli alunni potranno leccare i muri, sempre che i carciofi piacciano anche a loro”.
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