Il ponte di Campestrino: un esempio di ingegneria

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Un sistema di ponti.

Fatto costruire nella seconda metà del 1700 da Ferdinando IV di Borbone, il ponte di Campestrino (o Campostrino, com’è comunemente chiamato) è una costruzione che denota una certa capacità ingegneristica. Oltre al ponte vero e proprio si può parlare di un sistema di ponti, che scavalca la gola di Campestrino verso i comuni di Auletta e Pertosa. Prima di giungere al ponte, infatti, ci sono da percorrere cinque tornanti, di cui tre sostenuti da strutture portanti.

Dal ponte di Campestrino verso i tornanti.

La costruzione.

La costruzione dell’opera si inserisce in un più ampio progetto di bonifica del Vallo di Diano affidato all’ingegnere Pollio, che a sua volta diede l’incarico del ponte ad un suo progettista. Costui immaginò di tagliare, anziché aggirare, il burrone di Campestrino: la prima parte dell’opera fu però la realizzazione dei tornanti, che consentissero di superare il dislivello di altezza. La seconda parte del progetto fu la realizzazione del ponte vero e proprio, composto da archi e contrafforti che lo rendessero il più possibile solido, in maniera tale da scavalcare la gola.

I tornanti sono sostenuti da dei poderosi terrazzamenti in muratura, di cui tre presentano al centro un arco; se visti dal basso, due sono perfettamente allineati tra di loro quasi a formare un cannocchiale. Il ponte invece, lungo settanta metri, si eleva su un burrone di notevole profondità ricoperto da fitta vegetazione. Affacciandosi dall’alto non si riesce a vedere il fondo della gola, mentre sia a destra che a sinistra le pareti rocciose scendono giù a strapiombo. Il ponte ha sette contrafforti per lato, quattordici in tutto, alternati a degli archi in maniera tale da assicurare solidità e resistenza. In tutto le arcate sono ventisette.

Notizie storiche del ponte.

Un illustre studioso locale, Vittorio Bracco, che tanto ha contribuito alla scoperta della storia del Vallo di Diano, così descrive la costruzione del ponte di Campestrino. “A Polla fu in quel periodo tutto un affluire di militari, di forzati e di maestri forestieri addetti alla costruzione della strada che, subito dopo la salita della Molinara appartenente a Caggiano, imboccava il nostro tenimento mettendo a dura prova la fibra delle squadre con la faticosa opera del ponte gettato sul burrone e delle 9 giravolte necessarie per superare lo sprone di Campestrino.” (V.Bracco, Polla. Linee di una storia, Cantelmi, Salerno, 1976).

Foto di Vincenzo Raimondo. https://www.facebook.com/Vito.Panzella1/photos/a.1466383803662438/2172061483094663/?type=3&theater

La costruzione del ponte, cominciata nel 1785, costò una cifra spropositata per l’epoca, ossia seicentomila ducati. Si dice che quando nel 1788 Ferdinando IV venne a controllare lo stato dei lavori, si lamentasse molto sia dell’itinerario scelto sia della somma di denaro versata. Le critiche furono tali e tanti che il progettista del ponte si suicidò, lanciandosi nel vuoto dallo stesso ponte che aveva costruito. La notizia è riportata da Giuseppe Albi-Rosa, scrittore di Polla autore di un volume sul Vallo.  

L’Osservatore degli Alburni sulla Valle del Diano“, G. Albi-Rosa, Napoli 1840.
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