COME SI È FORMATA LA GROTTA?

Origine e formazione delle Grotte di Pertosa-Auletta

I principali processi che intervengono nella formazione delle grotte (appunto i fenomeni di speleogenesi) si possono raggruppare come segue:

  • azione delle soluzioni acquose, con la loro capacità di esercitare la corrosione sui calcari e di ridepositare carbonato di calcio in forma di concrezioni;
  • azione delle acque in quanto operano un’erosione meccanica sul letto dei fiumi sotterranei ed esercitano il trasporto e la deposizione di sedimenti;
  • azione della gravità che determina crolli delle volte e delle pareti di cavità già formate; ne risultano ammassi di detriti, spesso di grossi blocchi, al suolo.

Inoltre, i principali fattori geologici responsabili della genesi, distribuzione, orientazione ed evoluzione delle cavità carsiche sono gli elementi tettonici, ed in particolare: fratture, pieghe, faglie, giacitura e spessore degli strati.

Le fratture svolgono un ruolo importantissimo: in primo luogo consentono alla roccia affiorante di offrire alle acque chimicamente attive una superficie inclinata più ampia su cui esercitare il loro potere erosivo; in secondo luogo permettono alla dissoluzione di interessare anche l’interno della massa calcarea oltre che la superficie.Così facendo, i sistemi di fratturazione condizionano fortemente la distribuzione e la direzione di maggior sviluppo delle cavità sotterranee.

Tuttavia, nell’ambito di un massiccio carbonatico non tutte le fratture rivestono lo stesso ruolo: l’influenza di queste nei confronti delle cavità dipende fortemente dalla loro apertura, inclinazione e orientamento. Infatti le acque di infiltrazione, nell’attraversare la zona di sottosuolo non satura (non piena d’acqua), preferiscono generalmente fratture più aperte ed inclinate, o verticali.

L’UOMO NELLE GROTTE

Gli scavi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta

Le prime indagini archeologiche nelle Grotte di Pertosa-Auletta furono compiute nel 1898 da due studiosi, Giovanni Patroni e Paolo Carucci, che separatamente condussero i loro lavori nell’ampia antegrotta presso l’ingresso.

Patroni non approfondì oltre il metro, ma emerse comunque un’articolata stratigrafia che restituì numerosi reperti riferibili a differenti fasi di frequentazione umana della grotta. Venne anche alla luce una struttura di legno, simile ad una palafitta che lo spinse ad andare ben oltre il suo iniziale intento, portando alla luce testimonianze sia di età ellenistico-romana sia di età protostorica.

Anche le ricerche di Carucci si svolsero sul lembo terroso a destra dell’antegrotta raggiungendo una profondità di 2,80 metri e nell’unico punto in cui raggiunse i 3 metri ebbe la sorpresa di imbattersi in una seconda palafitta.

Le indagini archeologiche moderne sono avvenute negli anni 2009 e 2013: la situazione è trasformata intanto perché il deposito terroso è stato inglobato in una banchina di imbarco per i turisti e perché la costruzione di una diga che sfrutta le acquee ipogee a fini idroelettrici ha innalzato il livello idrico sommergendo il giacimento archeologico per una profondità media di 2 metri.

Superando queste trasformazioni, le indagini moderne hanno messo in evidenza come un esteso lembo dell’impianto palafitticolo si sviluppi anche lungo il margine sinistro dell’antegrotta, perlopiù sommerso dalle acque del fiume sotterraneo Negro, ed, inoltre è stato appurato che la palafitta si estende anche in ambienti completamente bui. Le datazioni radiocarboniche effettuate sui resti lignei collocano il manufatto alla metà del II millennio a.C.

Le Grotte di Pertosa-Auletta, dunque, rappresentano una straordinaria “miniera” di informazioni scientifiche sul più antico popolamento della Valle del Tangro, eccezionalmente giunte sino a noi grazie all’azione conservativa svolta dall’ambiente carsico.

IL FIUME NEGRO

L’unico fiume sotterraneo navigabile in Europa

Le Grotte di Pertosa-Auletta sono costituite da tre rami pressoché paralleli di cui quello più settentrionale ospita il percorso turistico, mentre gli altri due, il mediano e quello più meridionale, costituiscono i settori ipogei più marcatamente speleologici.

Il ramo più meridionale, denominato Ramo della sorgente, è attraversato per tutto il suo sviluppo da un corso d’acqua perenne, il fiume Negro, che riemerge in superficie dall’ingresso della grotta. Qui una diga di sbarramento delle acque, eretta per lo sfruttamento del torrente a fini idroelettrici, ha fatto sì che il suo livello si innalzasse a tal punto da richiedere l’utilizzo di imbarcazioni per accedere alla cavità più interna.

Il nome Negro deriva dal latino “niger” che significa buio, scuro proprio dalla sua origine sotterranea. Questo fiume si origina da un piccolo sifone cosiddetto “a polla”, in quanto le acque fuoriescono a pressione dando l’impressione di ribollire. La portata idrica del corso d’acqua, a seconda delle stagioni, oscilla tra 350 e 600 litri al secondo.

Ricerche idrologiche effettuate nell’ultimo decennio hanno messo in evidenza come questo torrente derivi almeno in parte da una “perdita” superficiale del fiume Tanagro, sebbene, la provenienza dell’apporto d’acqua maggiore è ancora del tutto sconosciuta e forse è da correlare alla circolazione idrica sotterranea dei vicini Monti Alburni