L’uso tintorio del carciofo bianco

L’utilizzazione del carciofo a fini tintori viene poco riportata. Tutta­via le foglie di carciofo domestico vengono citate ne “Le piante tinto­rie del Regno di Napoli” (Briganti, 1842) per ottenere la colorazione gialla. Dai dati bibliografici risultano depositati un brevetto per l’uti­lizzazione dei capolini per la tintura delle stoffe (1937) ed un altro per l’utilizzazione del succo di carciofo per la tintura dei capelli (1993).

Nella tradizione orale del Vallo di Diano vengono ricordate le foglie del carciofo selvatico (C. cadunculus sylvestris Lamb.) per la colorazio­ne “vigogna”. L’uso tintorio di tale pianta viene riportato anche per il territorio di Atzara (Nuoro) nella ricerca curata dall’Associazione M.E. Salice.

Inoltre tra le specie riportate nel testo di Briganti ve ne sono molte appartenenti al grande “gruppo dei cardi” dal quale si è originato anche il carciofo coltivato come il cardo santo (Centaurea bendicta L.), Centaurea jacea L., Centaurea nigra L. e Centaurea solsistialis L. per la tin­tura in giallo con le foglie e il cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum L) di cui si utilizzavano le radici per tingere in grigio.

La ricerca sul recupero ad uso tintorio degli scarti di carciofo bianco di Pertosa

La ricerca del Farmabiomed si è basata sul recupero degli scarti di coltivazione (foglie a fine ciclo) e residui di lavorazione (brattee ester­ne) del carciofo individuando processi a basso impatto ambientale. Infatti sono stati adottati i mordenti inclusi nel Disciplinare di produ­zione per la filiera tessile biologica ed acqua e aceto come solventi. Tra i materiali testati, oltre a filati e tessuti di aziende italiane, sono state adoperati materiali provenienti da progetti finalizzati alla valo­rizzazione delle lane nazionali del comprensorio di Biella e dell’Alto Tamrnaro (Benevento).

I processi messi a punto hanno permesso di ottenere su fibre e tes­suti animali (lana-seta) colorazioni motto soddisfacenti nelle diverse tonalità del giallo, verde e marrone, dotate di buona solidità alla luce. Le colorazioni su tessuti vegetali (lino-cotone) risultano meno brillanti ed intense rispetto a quelle ottenute sulle fibre animali.

Il colore “Oro MIdA”: Tingere in giallo con le foglie essicate di carciofo

Il colore può variare a seconda della parte di pianta utilizzata e può essere influenzato dai parametri di estrazione quali, ad esempio, tempi e temperature.

II colore”Terra di Auletta: Tingere in marrone con le foglie essiccate di carciofo

Per tingere in marrone il processo di estrazione si effettua in acqua e aceto nei rapporto 3:1. Tempi, temperature e rapporti sono uguali a quelli utilizzati per tingere in giallo.

II colore”Verde Pertosa”: Tingere in verde con le brattee fresche

Estrazione in acqua (rapporto brattee fresche/filato = 2:1).

Mordenzatura

Nel processo di tintura vengono utilizzati fibre o tessuti mordenzati precedentemente in modo da fissare tenacemente i pigmenti. Tra mordenti a basso impatto ambientale si usano allume di tocca e cremor tartaro (proporzioni rispetto al materiale da tingere del 25% – 30% – 5% rispettivamente).

Tessile ma non solo … altri settori di impiego

I residui della coltivazione e lavorazione del carciofo sono stati testati anche per preparare pitture ecologiche da destinare alla bioedilizia e carte speciali con risultati soddisfacenti.

Testo tratto da “Tingere con il carciofo Bianco di Pertosa“, edito dalla Fondazione MIdA a cura di Enrica de Falco, che è possibile scaricare gratuitamente nella sezione Pubblicazioni.

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