Il sito palafitticolo nelle Grotte di Pertosa-Auletta

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Il contesto

Moduli abitativi replicabili all’infinito, eco-sostenibili e di facile manutenzione. Materiali bio, plastic-free, riutilizzo creativo e impatto zero. L’ultima tendenza in fatto di abitazioni? No, un sito palafitticolo di circa 3500 anni fa.

Gli uomini del Bronzo medio

All’incirca 3500 anni fa gli uomini che vivevano di pastorizia, attirati dal grande ingresso naturale, scoprirono le Grotte di Pertosa-Auletta. Il luogo piacque loro, e decisero di stabilire lì la loro dimora. L’unico problema era, però, la presenza del fiume sotterraneo, che rendeva difficile una permanenza stabile. L’acqua avrebbe infatti ostacolato attività quali l’accensione del fuoco o una permanenza prolungata. Come risolvere tale situazione?

La grotta vista dall’interno. Ricostruzione.

La soluzione: i Moduli

Si adottò una soluzione semplice e contemporaneamente complessa: si infissero dei pali di legno di rovere, detti “ritti“, nel letto del fiume. Successivamente sui “ritti” si posero delle travi di legno dette “correnti“, unite tra di loro con un gioco di incastri a formare una sorta di cornice. Esse fungevano da supporto per le “traverse“, pali più piccoli che riempivano la cornice formando dei moduli base di forma quadrata. Tali moduli, replicati, costituirono infine un’unica superficie. Questa tecnica costruttiva consentì innanzi tutto alla piattaforma di avere maggiore stabilità, e poi permise una manutenzione molto più facile. La sostituzione di un eventuale pezzo danneggiato divenne infatti più semplice, scongiurando il pericolo di crolli improvvisi. Anche il monitoraggio della piattaforma ne trasse beneficio: più moduli erano controllabili con maggiore efficienza rispetto ad un unico modulo grande.

Uno spaccato delle Grotte con l’estensione della piattaforma. Ricostruzione.

Il perfezionamento

Al di sopra di questa piattaforma si stese uno strato di “isolante“: ramoscelli, arbusti di ginestre, foglie secche, che formarono una sorta di cuscinetto. Su di esso si costruì una “pavimentazione” vera e propria in argilla, che consentì l’accensione del fuoco e le attività della vita quotidiana. Su questo pavimento infine si realizzarono le capanne per gli uomini e i ricoveri per gli animali. Questo complesso di costruzioni formò il sito palafitticolo che gli archeologi oggi hanno ritrovato, la cui ricostruzione è in mostra al Museo Speleo-archeologico di Pertosa.

Particolare dell’interno delle Grotte con le costruzioni. Ricostruzione.

La contemporaneità

Corsi e ricorsi storici: la tecnica dei moduli abitativi replicabili è molto usata dall’architettura contemporanea, da quella giapponese (la Nakagin Capsule Tower) a quella americana (le micro-case) o svedese (i moduli IKEA). Piccole unità abitative replicabili che possono essere variate a piacimento e dalla facile manutenzione. E pensare che i primi ad inventare una tecnica simile indossavano pelli di capra e vivevano in una grotta.

Viaggiare in epoca romana. La Regio-Capua

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La Regio-Capua

Il 132 a.C. è una data importante per il Vallo di Diano: segna la fine della costruzione della Regio-Capua, ossia la strada consolare romana che portava da Reggio Calabria a Capua e che attraversava il Vallo di Diano. Una delle testimonianze più interessanti riguardanti la sua costruzione si trova nel cosiddetto “lapis Pollae”, ossia un cippo di epoca romana rinvenuto a Polla. È una sorta di pietra miliare in cui sono incise le distanze da percorrere per raggiungere Nocera, Capua ed altre località toccate dalla via consolare. L’autore è sconosciuto, ma si vanta sia della costruzione della strada sia di aver introdotto l’agricoltura in quelle terre.

https://www.turistavagamondo.it/2017/12/07/polla-salerno-viaggio-alla-scoperta-dellantica-viabilita-nel-vallo-diano-della-lapis-pollae-antica-epigrafe-romana-latino-incisa-lastra-marmo/

La Tabula Peutingeriana

La via “ab Regio ad Capuam“, chiamata anche via Popilia o via Annia, era una via di estrema importanza: fu percorsa dal poeta romano Lucilio, da Cicerone e da Caligola, giusto per citare alcuni nomi. Era riportata su una delle mappe più famose dell’antichità, la cosiddetta Tabula Peutingeriana, che mostrava tutto l’impero romano e le strade che lo attraversavano. Fu rinvenuta nel 1507 da Konrad Celtes, bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I, come copia medievale dell’originale romano. Lunga quasi sette metri, tale mappa era composta da undici “riquadri” (segmenta) cuciti tra loro sui quali era rappresentato tutto il mondo conosciuto, che andava dall’Africa alla Cina. Deve il suo nome al secondo proprietario, Konrad Peutinger, un diplomatico tedesco vissuto tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500. Aprendola e individuando la zona di interesse era possibile, capire l’itinerario di un possibile viaggio, le distanze, la presenza di mari o fiumi lungo il cammino e le soste. Gli autogrill sull’autostrada di oggi un tempo erano le stazioni di posta romane, o mansiones, che si dividevano in due tipologie. Una, le mansiones appunto, erano delle semplici aree di sosta presenti lungo il cammino. L’altra, le mutationes, erano i luoghi ove si potevano cambiare i cavalli.

http://luciodp.altervista.org/scuola/storia/mappe/peutingeriana.html

Il tragitto

Se un visitatore dell’antichità avesse voluto, ad esempio, raggiungere il Vallo di Diano da Eburum, ossia Eboli, avrebbe aperto la Tabula, guardato l’itinerario e capito che l’unica “stazione di servizio” era ad Silarum, cioè sul fiume Sele. Il luogo corrisponde all’attuale uscita autostradale di Campagna. Dopodiché, dopo aver cambiato i cavalli, avrebbe proseguito il suo viaggio per Acerronia – Auletta – e Pertusia – Pertosa – passando per le Nares Lucaniae, l’attuale Scorzo. Non esistendo ancora il ponte di Campestrino – dicitura corretta di Campostrino- sarebbe passato da Caggiano per poi ridiscendere. Allo stesso modo, continuando il viaggio, avrebbe incontrato Forum Annii (Polla), Atina (Atena), Forum Popilii (verso Sala Consilina), Marcellianum (dov’è oggi il Battistero di San Giovanni in Fonte), Cosilinum (Padula), Tegianum (Teggiano), Sontia (Sanza).

La Regio-Capua proseguiva poi per Reggio Calabria attraversando Castrovillari (Caprasia), Cosenza (Consentia), Vibo Valentia (unione di Vibona e Hipponium, poi Valentia) e Scilla(Scyllaeum). Dalla parte opposta, invece, la strada partiva da Santa Maria Capua Vetere per puntare su Nola (Nola), Palma Campania (Ad Teglanum), Nocera (Nuceria) e Salerno (Salernum).

Continua la ricerca sulle vermicolazioni nelle Grotte di Pertosa-Auletta

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Gli studi della dott.ssa Rosangela Addesso, giovane e brillante ricercatrice di Auletta, sulle vermicolazioni nelle Grotte di Pertosa-Auletta continuano.
È proprio degli ultimi giorni la pubblicazione di uno dei suoi lavori sulla rivista scientifica internazionale CATENA (CATENA – An Interdisciplinary Journal of Soil Science – Hydrology – Geomorphology focusing on Geoecology and Landscape Evolution), dal titolo “Le vermicolazioni nelle grotte carsiche: il caso delle Grotte di Pertosa-Auletta” (Vermiculations from karst caves: The case of Pertosa-Auletta system – Italy).
Lo studio delle vermicolazioni nelle Grotte di Pertosa-Auletta, risultato di un impegno a più mani e della collaborazione tra l’Università degli Studi di Salerno e l’Università di Bologna, darà un importante contributo nella conoscenza di queste affascinanti formazioni.
Ricerca sul campo
Ecco l’abstract:

A differenza degli spettacolari speleotemi che si è soliti trovare in ambienti di grotta, le vermicolazioni sono formazioni la cui origine è ancora oggetto di numerosi dibattiti.

Per la comprensione della loro natura ed evoluzione, sono state studiate le proprietà geochimiche di uno dei più importanti sistemi carsici dell’Italia meridionale, la grotta di Pertosa-Auletta, attraverso un approccio integrato che include analisi elementali, mineralogiche e microscopiche, fornendo così una prima analisi quantitativa di questi affascinanti depositi.

Le vermicolazioni presentano un’eccezionale diversità nella loro morfologia, colore, composizione chimica e minerale, dovuta principalmente a determinanti esogene come la deposizione di sedimenti portati dalle acque o dall’aria o di materia organica, nonché lo sviluppo di comunità fotoautotrofe. Sono invariabilmente costituite da calcite, associata a quarzo e ad argille, e da altri minerali secondari, la cui formazione è probabilmente mediata biologicamente.

Le evidenze dell’attività microbica osservate attraverso le tracce di dissoluzione dei minerali supportano il possibile coinvolgimento di processi biogenici nello sviluppo delle vermicolazioni.

 

Per richiedere il testo integrale:

https://www.researchgate.net/publication/334611307_Vermiculations_from_karst_caves_The_case_of_Pertosa-Auletta_system_Italy

Il suolo: un fumetto insegna a tutelarlo

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E’ una delle risorse più preziose e fragili del pianeta Terra e permette la vita. E’ il suolo, di cui spesso si ignora fino in fondo l’importanza e la necessità, di conseguenza, di tutelarlo. Nonostante i rapporti annuali che ne denunciano la sempre maggiore scarsità, sempre di più si assiste alla sua distruzione. E’ in questo solco che si inserisce il fumetto “Vivere nel Suolo”, che invita a riflettere sulla consapevolezza della importanza del suolo e della necessità di tutelarlo. Affronta principalmente il tema del consumo di suolo, importantissimo nel nostro Paese, e che ha raggiunto dati allarmanti. Basti pensare che il Rapporto Ispra-Snpa sul “Consumo di Suolo in Italia 2018” ha evidenziato come se ne consumino due metri quadrati al secondo. Una “cementificazione” selvaggia che distrugge le aree costiere e non risparmia neanche le aree sottoposte a vincolo paesaggistico.

I dati

Le zone d’Italia maggiormente interessate sono quelle del Centro e del Nord Italia, seguite a breve distanza dal Sud. Si calcola che finora la quantità di suolo irrimediabilmente perso si aggiri sui 23.000 km2. Se si aggiunge che nell’ultimo quarto di secolo si è perso il 20% dei suoli agricoli mondiali, ecco che la situazione assume connotati molto seri.

https://www.snpambiente.it/2019/03/08/il-consumo-di-suolo/

Il fumetto

Questo fumetto è stato originariamente prodotto in lingua Galiziana e poi adattato e tradotto in Spagnolo ed Inglese. Si propone di trattare il delicato argomento dell’utilizzo sconsiderato del suolo attraverso un linguaggio semplice e immediato. La versione Italiana è stata realizzata attraverso la collaborazione delle Società Italiana e Spagnola di Scienza del Suolo, da Carmelo Dazzi e Giuseppe Lo Papa dell’Università di Palermo, per celebrare il decennio internazionale dei suoli (2015-2024).

Il messaggio che invia, “Dobbiamo conservare il suolo perché non possiamo sostituirlo“, è quanto di più attuale e importante ci possa essere. Dal suo corretto utilizzo, infatti, dipende l’agricoltura, che sfama il mondo; dipendono gli alberi, che impediscono le frane. In parole povere, l’umanità dipende dal suolo.

 

Scarica qui la tua copia: http://scienzadelsuolo.org/_docs/160922_COMIC_VivereNelSuolo.pdf

L’impianto idroelettrico delle grotte

Storia dell’impianto

Alla fine del 1800 l’evoluzione della “ruota idraulica” in una “turbina motrice” determinò un progresso tecnico importantissimo, ossia lo sfruttamento della forza cinetica dell’acqua. Cadendo, infatti, l’acqua azionava le pale della turbina, permettendo la produzione dell’energia elettrica. Il grande dislivello e la notevole quantità di acqua disponibile convinsero Alfonso Palladino (che da proprietario di un mulino di sfruttamento dell’acqua si intendeva) ad interessare la Società Italiana delle Applicazioni Elettriche di Torino per realizzare, così, un impianto idroelettrico tra i primi in Italia.

La progettazione fu affidata alla Ditta Ing. Buonomo e Utili di Napoli, i lavori di costruzione durarono circa quattro anni e l’impianto fu inaugurato il 15 settembre 1907. La “corrente” prodotta nella “Centrale”, nell’arco di qualche mese, raggiunse con una prima linea di circa 23 chilometri Sala Consilina, costeggiando la strada “nazionale delle Calabrie”. Inerpicandosi per le rampe di Campestrino arrivò poi a servire, con delle diramazioni, i comuni di Polla, Sant’Arsenio e San Pietro al Tanagro, per poi raggiungere Atena Lucana e Teggiano. Dalla parte opposta furono alimentate Auletta, Caggiano e Buccino.

Per le popolazioni di questi Paesi fu un cambiamento epocale, soprattutto se si pensa che l’energia elettrica serviva allora quasi esclusivamente per le lampade dell’illuminazione pubblica e privata. Per la popolazione di Pertosa l’impianto idroelettrico, la cosiddetta “Centrale“, significò anche un significativo incremento dell’occupazione.

Problemi religiosi nella costruzione dell’impianto

Prima della realizzazione dell’opera i Benedettini di Cava dei Tirreni si opposero alla realizzazione di qualunque manufatto all’interno della Grotta, per preservarne “la naturale bellezza” e per non “urtare il senso religioso delle popolazioni finitime”.

Per contenere le acque fu quindi realizzato, esternamente alla Grotta, un muro con funzioni di diga dal quale prende origine la condotta forzata.

La condotta, che dalla diga portava l’acqua nella Centrale, fu realizzata con non poche difficoltà ma senza incidenti. Ha una doppia pendenza ed è completamente sotterrata.

l’impianto idroelettrico del Tanagro ha assicurato per decenni l’energia elettrica all’intero circondario, ed ha accompagnato per più di un secolo l’immagine delle Grotte di Pertosa-Auletta integrandosi in modo armonioso.

Foto e testo di Vittorio Caggiano


Stelle di David in cieli di roccia

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“Come sopra, così sotto”.

250 metri di roccia calcarea che fungono contemporaneamente da cielo e terra. In superficie, da un lato, la sommità della montagna è il “pavimento” su cui corre il nastro d’asfalto di un’autostrada; dall’altra parte, in basso, la stessa montagna è una volta ornata di stalattiti che abbraccia le Grotte di Pertosa-Auletta. Da un lato camion, autobus e automobili, dall’altro nulla, solo un maestoso silenzio. L’unico rumore che si sente è il ritmico tambureggiare di goccioline d’acqua che cadono giù dalla volta di questo tempio geologico. La Grande Sala infatti, ornata di merletti calcarei e alabastro, nulla fa trapelare del frastuono esterno. In questo mondo alieno l’uomo è solo uno spettatore. O forse no? Tra concrezioni e stalattiti, che crescono nei due sensi in maniera complementare (“come sopra così sotto” dicevano gli alchimisti), ecco però spuntare alcune stelle di David: tracciate a penna, perfettamente leggibili, scritte con forza su una pagina di pietra. “Un simbolo senza popolo per un popolo senza simboli“. Sotto un numero, e accanto ad esse un nome.

La Grande Sala.

Testimonianze dal passato.

Fa una certa impressione vedere stelle di David nelle Grotte di Pertosa-Auletta: lo si diceva prima, ci si trova in un altro mondo, eppure quei segni fatti a penna evocano immediatamente tempi lontani e oscuri. Sono la tangibile prova che per un periodo di tempo l’uomo è riuscito a portare anche qui se stesso e i suoi conflitti, le sue ansie e le sue paure, le sue speranze e i suoi progetti. In questo caso, si è difronte all’immagine più evocativa degli ultimi settant’anni.

Storia delle stelle di David.

La stella, o scudo, di David non è, in realtà, il simbolo degli Ebrei. Furono i nazisti, cucendo sulle divise dei giudei la stella gialla a sei punte, ad “abbinare” questa figura all’ebraismo. E se sullo sterminio del popolo ebraico tanto si è detto e scritto, poco si sa degli ebrei che presero parte attiva al conflitto; e furono parecchi. Basti pensare che circa 30.000 volontari ebrei palestinesi si paracadutarono dietro le linee tedesche per assistere gli Alleati: scopo di questa missione era “fornire […] informazioni di intelligence e alleviare le sofferenze degli ebrei europei sotto il dominio tedesco“. Altri, in numero imprecisato e sparsi un po’ in tutta Italia, si rifugiarono insieme alle comunità di appartenenza in ricoveri di fortuna come cantine o, per l’appunto, grotte.

Particolare di una delle stelle.

Esempi nella Storia.

Come accadde a Tora e Piccilli, in provincia di Caserta. Le grotte del luogo furono utilizzate dai cittadini per mettere in salvo gli ebrei napoletani dallo sterminio nazista, e ogni anno lì si commemora questa circostanza. Stessa cosa accadde nelle grotte sotterranee dell’Ucraina dell’Ovest, le cosiddette grotte “del Cura” (Grotta del Prete), ove 38 ebrei tra i 2 ed i 76 anni scamparono per 511 giorni alla crudeltà nazista, una storia riportata alla luce nel 2002 dalle ricerche di un americano.

I bombardamenti.

Non è ancora chiaro se le stelle di David nelle Grotte di Pertosa-Auletta stiano a significare la presenza di vittime o di soldati. La tradizione popolare e le numerose firme presenti sulla roccia raccontano di una comunità abbastanza numerosa che ha vissuto lì sotto per un determinato periodo. Le notizie storiche dicono che tutta la zona nel 1943 è stata bombardata: il 9 settembre un bombardamento alleato contro le difese tedesche di Kesselring si concentrò sulla linea Auletta-Rogliano. Un altro bombardamento, tra il 16 e il 19 settembre dello stesso anno, prese di mira la linea Auletta-Potenza. Non si hanno prove certe della presenza di ebrei locali nei campi di internamento nelle vicinanze, né sono state tramandate fonti scritte su questa vicenda. Le uniche notizie arrivate a noi sono le stelle di David, alcune firme e un nome particolare, Jakob Spier. Anche di lui si ignora ogni cosa. Altra particolarità, quel 462 che appare sotto una delle stelle. E’ troppo corto per essere uno dei numeri che stavano a indicare gli ebrei nei campi di sterminio; è più probabile che sia invece il numero del battaglione a cui appartenevano gli ebrei rifugiatisi lì sotto.

Alcune firme sulle pareti delle Grotte di Pertosa-Auletta. Si possono notare le date, 1944 e 1945, al di sotto dei nomi.

Il monito delle stelle di David.

Oltre alle stelle d’inchiostro e alle firme vi è anche una frase in ebraico. Alcuni israeliani, in visita alle Grotte, l’hanno tradotta, e più o meno dice “Questa valle è bella, ma quella che ci aspetta lo è ancora di più“. Non sappiamo se quelle persone abbiano poi ritrovato la valle dei loro sogni. Sappiamo per certo, però, che quelle firme sono ancora lì, sentinelle vigili che ci ricordano che quella che per noi oggi è una piacevole escursione, un tempo era la difficile e necessaria soluzione per sopravvivere.

La frase in ebraico.

Il Battistero di San Giovanni in Fonte

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Il Battistero: un unicum mondiale

Il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte è un edificio religioso situato sul confine tra Padula e Sala Consilina, ma ricadente in territorio padulese. Sorge nell’antico Marcellianum, l’antico latifondo agricolo della sovrastante città di Cosilinum, ora Padula, e costeggia la via Popilia, una delle strade più importanti del mondo romano. La sua caratteristica principale è quella di essere l’unico Battistero al mondo ad essere stato costruito su di una sorgente perenne, che alimenta la vasca battesimale. L’edificio probabilmente risale al IV secolo a.C. e fu dedicato a papa Marcello, colui che istituì nuove diocesi ed impose la presenza di un battistero per ogni diocesi.

Dall’interno del Battistero verso l’esterno.

Un po’ di storia

Prima di essere adibito ad uso cristiano, però, il Battistero era un tempio marino dedicato alla ninfa Leucothèa, “la dea bianca”, colei che offre nell’Odissea il suo velo a Ulisse per salvarlo dalla furia del mare. La trasformazione dell’edificio da pagano a cristiano è abbastanza tipica del periodo paleocristiano, in quanto con il diffondersi della nuova religione spesso si preferiva convertire i vecchi edifici (soprattutto se rispondevano alle mutate esigenze) anziché costruirne di nuovi.

L’esterno del Battistero.

Il Battistero e il rito del battesimo

Un altrettanto interessante connubio fra Oriente e Occidente è che in questo Battistero si veniva convertiti al Cristianesimo mediante il rito orientale dell’immersione completa. Cassiodoro, storico romano, in una lettera del 527 al re dei Visigoti Alarico riferisce anche di un prodigio che si verificava la notte di Pasqua. Il battezzato scendeva sette scalini, simboleggianti i sette peccati capitali, presenti nella vasca battesimale. Una volta giunto sul fondo l’acqua della sorgente riempiva la vasca battesimale, raggiungeva il livello della gola e poi “miracolosamente” ritornava al suo livello normale. Questa particolarità faceva si che molti fedeli frequentassero questo luogo. Altra notizia, riportata sempre da Cassiodoro, è che nei paraggi del Battistero ogni anno, il 16 settembre, si teneva una fiera, la fiera di San Cipriano, in cui molti venivano derubati. Lo storico esprime la sua disapprovazione per questi furti, non ritenendoli adatti alla sacralità del luogo, e chiede maggiore sicurezza.

L’interno del Battistero.

L’Ordine dei Cavalieri di Malta

Nel 1077 il Battistero diviene proprietà dei monaci benedettini del complesso della SS. Trinità di Venosa, ed è in questo periodo che assume il nome di San Giovanni delle Fonti. E’ interessante notare come anche il complesso monastico di Venosa abbia un battistero paleocristiano con ben due vasche battesimali, una esagonale e una cruciforme. Nel XV secolo il Battistero passa nelle mani dell’Ordine dei Cavalieri di Malta diventando una Commenda, ossia un luogo dove i pellegrini potevano riposarsi. In Campania erano molte le Commende dell’Ordine: oltre a Padula vi erano Napoli, Salerno, Capua, Aversa, Lauro, Marigliano, Alife, Cicciano, Montesarchio e Buccino. Successivamente, dopo varie trasformazioni, il Battistero entra a far parte dei beni della Certosa di Serra San Bruno.

Il Battistero paleocristiano oggi

Da qui il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte passa al demanio comunale, per poi sparire. Ricomparirà soltanto alla fine dell’Ottocento, e in pessime condizioni; bisognerà aspettare i restauri condotti dalla Soprintendenza tra il 1985 e il 1987 per capirne la struttura originaria. Probabilmente l’edificio era articolato intorno alla vasca centrale, contornata da archi a tutto sesto, che a loro volta reggevano una cupola. Prospiciente alla vasca vi è un piccolo ambiente con un altare di pietra. Nei pennacchi delle volte vi sono dei frammenti di affreschi, di probabile matrice bizantina, raffiguranti una processione di santi; sempre sulla volta sono collocate altre quattro teste, che probabilmente rappresentano i quattro Evangelisti. 

I processi di creazione del suolo

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Come si forma il suolo

Conoscere il suolo per capirne l’importanza.

Una visita al Museo del Suolo.

Una visita al Museo del Suolo.

Il suolo è una delle cose più preziose che Madre Natura ci ha donato, e grazie ad esso abbiamo ciò che ci serve per vivere. È una risorsa limitata che occupa lo strato superficiale della crosta terrestre; lì affondano le radici le piante, lì proliferano alghe, funghi e batteri. Ogni giorno, osservando il paesaggio che ci circonda, possiamo renderci conto che calpestiamo il suolo. In campagna, in montagna, dove vediamo l’erba o delle pozzanghere di fango. Si, proprio lì esiste il suolo o sono in atto i processi per la sua creazione. La FAO ha istituito la Giornata del Suolo, il 5 dicembre.

Come si crea questo prezioso elemento e perché è così importante?

Gli agenti atmosferici (agenti esogeni) quali pioggia, neve etc. modellano la superficie terrestre agendo dall’esterno. Una montagna, ad esempio, è in continuo cambiamento, in quanto gli agenti atmosferici la modificano e la disintegrano piano piano, formando il suolo. La roccia di cui è formata la montagna, infatti, si riduce in frammenti, che possono sia restare nello stesso posto sia essere trasportati altrove. Questi elementi, grandi, piccoli o microscopici, sono poi soggetti a trasformazione dagli organismi pionieri, (licheni, batteri, alghe e muschi, ossia i primi organismi che prosperano in questo nuovo ambiente) per mezzo di sostanze che essi stessi producono. A questo materiale, minerale, si mescolano poi i resti di organismi vegetali e animali che sono decomposti da diversi microrganismi e che formano l’humus. Man mano che passa il tempo si forma sempre più terreno, che organismi viventi ed agenti climatici continuano a modificare ulteriormente.

I diversi tipi di suolo.

I diversi tipi di suolo.

Una volta creatosi, che succede nel suolo?

Con l’aumento di spessore le piante hanno la possibilità di far attecchire le proprie radici; in base alla quantità di terreno presente si sviluppano piante con radici più o meno grandi. All’interno del terreno vi sono piccoli organismi che lì passano la maggior parte della vita: lombrichi, lumache, formiche, talpe modificano e modellano il proprio habitat in base alle loro esigenze, e contribuiscono a mantenere gli strati superficiali ben areati. L’acqua piovana poi, filtra attraverso il suolo e trasporta in profondità tante altre sostanze diverse contribuendo al suo espandersi e alla diversificazione. Il suolo può avere differenti spessori, raggiungere diverse profondità e questo è ciò che lo contraddistingue da luogo a luogo. Lo spessore del suolo dipende dal tipo di ambiente morfo-climatico in cui esso prende vita: clima, temperatura, umidità, organismi viventi, rilievo (altitudine), pendenza del versante, esposizione, roccia madre, e dal tempo trascorso dall’inizio della trasformazione del suolo.

Lo spessore del suolo.

Lo spessore del suolo.

Per concludere…

Il suolo è una risorsa preziosa sia sul piano ecologico sia sul piano economico, limitata e non rinnovabile, ed è importante conoscere i suoi processi di creazione. Insieme all’acqua e all’aria è uno degli elementi fondamentali per la vita. Il suolo regola il ciclo naturale dell’acqua, dell’aria e delle sostanze organiche e minerali, filtra e depura l’acqua. Se il suolo è inquinato, tutto ciò che nasce o vive al suo interno è contaminato: le colture che poi arrivano sulla nostra tavola, l’acqua che beviamo. È sempre importante rispettare la natura, conoscerla ed avere coscienza di ogni nostra azione, per tutelare noi stessi.

A Caselle in Pittari la mostra fotografica su Ernesto Guevara

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I viaggi e i libri di Ernesto a Caselle in Pittari

Sarà inaugurata sabato 22 giugno 2019 alle ore 18.00 presso il Ristopub La Sosta a Caselle in Pittari la mostra fotografica “I viaggi e i libri di Ernesto”, dopo l’esposizione presso il Centro Visite delle Grotte di Onferno in provincia di Rimini.

All’inaugurazione interverranno  il presidente della Fondazione MIdA, Francescantonio D’Orilia, il presidente della Cooperativa Terra di Resilienza, Antonio Pellegrino, e il titolare del Ristopub, Michelangelo Fiscina, che ha da qualche tempo dedicato una sala del suo locale a mostre ed eventi culturali.

La mostra sarà esposta presso il Ristopub da sabato 22 giugno 2019 a domenica 30 giugno 2019 ed è visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 24.00.

L’ingresso è libero e gratuito.

Durante l’esposizione, inoltre, e precisamente venerdì 28 giugno 2019 alle ore 18.00 e sempre presso il Ristopub La Sosta ci sarà un incontro-dibattito con Ramiro Guevara Erra, fratello minore di Ernesto, nato dal secondo matrimonio di Ernesto Guevara Lynch.

Acqua ed Energia [Scuole in Grotta 2019]

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Caro insegnante, una delle novità di quest’anno è la visita alla Centrale Idroelettrica per poter spiegare ai tuoi studenti il legame tra il buio delle Grotte e la luce utilizzata per visitarle e perché la centrale ha contribuito a rendere uniche le Grotte di Pertosa-Auletta!